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Quatre Bras

Tutto è perduto ... anche l'onore?
Quatre Bras – 16 giugno 1815

Scenario storico giocato il 7 aprile 2003 in dodici turni: 14.30 - 20.30.

  • Maresciallo dell’Impero Ney (Francia): Gualtiero Grassucci
  • Principe Jeroma Bonaparte (Francia): Piervincenzo Carattoli
  • Generale Pirè (Francia): Jean Luc Krautsieder
  • Generale Foy (Francia): Federico Libralato
  • Lord Wellesley, duca di Wellington (alleati): Fabio Zidaric
  • Principe d'Orange (alleati): Ermanno ...
  • Duca di Brunswick (alleati): Alessandro Fondaco
  • Tenente Generale Karl Alten (alleati): Giovanni Del Gais

Per l'ordine di battaglia vedi lo scenario per la battaglia di Quatre Bras. Di questa battaglia ci sono anche le foto disponibili tra gli album fotografici della Lu(ri)doteca all'indirizzo http://it.photos.yahoo.com/gualty61

Gli schieramenti

Gli ordini di Ney ai propri subalterni, coraggiosi ma ancora inesperti, erano forzatamente semplici. Le divisioni di Bachelu, Jerome Bonaparte e Foy avrebbero investito direttamente Quatre Bras lungo la direttiva individuata dalla strada Charleroi-Bruxelles. Alla cavalleria sarebbe stato affidato il compito di aggirare le ali dello schieramento alleato: Pirè sulla sinistra e i corazzieri di Kellermann sulla destra. In tutto il maresciallo, principe della Moskova, aveva a sua disposizione circa 16.000 moschetti e più di 4.000 sciabole, con quaranta cannoni.

Gli alleati presidiavano la cittadina di Les Quatre Bras con le truppe del duca di Brunswick, il Duca Nero, sostenute, sulla propria destra, da belgi, olandesi e Nassau. L'ordine era di guadagnare tempo, quanto più possibile, in attesa dei rinforzi. Tre divisioni erano in marcia sulla strada da Bruxelles! Il totale delle truppe alleate, sia sul campo dal primo pomeriggio, sia in marcia, assommava a 26.000 moschetti e 2.000 sciabole con ben 72 cannoni.

La prima fase

Il tempo gioca a favore degli alleati e i francesi, dal maresciallo Ney fino all'ultimo tamburino, lo sanno bene. Purtroppo la cittadina è circondata da campi coltivati a grano, maturo e non ancora falciato, che rallentano i movimenti delle truppe. I fanti di Bachelu, con audacia, si gettano contro Quatre Bras in colonna, un reggimento dietro l'altro, supportati da due batterie di artiglieria.

Trincerati in città i soldati di Brunswick aspettano, confidando nelle mura e ... nella loro buona sorte che, spesso, li ha tirati fuori da situazioni più che drammatiche. Allo stesso tempo gli jager ed i cacciatori del ducato si acquattano tra il grano, ai piedi della collina, in formazione serrata, in attesa della cavalleria francese che si avvicina di gran carriera.

Non c'è nemmeno il tempo di guardarsi intorno e già le prime linee francesi sono falciate dal fuoco dell'artiglieria che proviene da Quatre Bras. Le palle rimbalzano sul terreno asciutto, preannunciate dal lugubre sibilo ben conosciuto dai veterani, facendo strage dei soldati dell'imperatore. Per la divisione di Bachelu è una vera strage. Gli uomini cadono a decine. La prima brigata perde coesione, sbanda, è sul punto di cedere ed è costretta ad interrompere l'avanzata. Coraggiosamente la seconda brigata li sopravanza, esponendosi a sua volta al micidiale fuoco nemico, ancor più preciso e terribile. Anche per i fanti del 72° le perdite sono terribili e l'intera brigata cede di schianto fuggendo disperatamente nelle retrovie. Non è passata nemmeno un'ora dall'inizio dello scontro e il primo assalto è già fallito. E tra gli alleati, al di là di pochi feriti, non ci sono state nemmeno perdite!

La carica di Brunswick

Il compito di proseguire è affidato allora alla divisione di Foy. Il primo ed il secondo reggimento di fanteria leggera si fanno strada tra centinaia di corpi, finalmente sostenuti da un deciso fuoco di artiglieria, e riescono a portarsi fino ai piedi della collina su cui sorge Quatre Bras. Lo stesso maresciallo Ney si mette alla testa delle truppe che, galvanizzate, risalgono il pendio ed arrivano a ridosso delle prime case.

Questa volta sono i fanti in divisa nera a sbandare, vistosamente, ma, con tempismo perfetto, il duca lancia la propria cavalleria, tenuta fino ad allora prudentemente di riserva. Gli ussari e gli ulani di Brunswick falciano i soldati in divisa blu. È un massacro! Invano Ney cerca con lo sguardo la cavalleria di Kellermann che avrebbe dovuto supportare l'attacco. Corazzieri e carabinieri sono ben lontani, in pianura, che avanzano lentamente, incapaci di avventurarsi tra il grano, timorosi di un'imboscata.

Per i francesi è un vero disastro! Ancora una volta l'artiglieria abbatte decine e decine di uomini aprendo larghi vuoti tra le file francesi. Dove non arrivano le pale di cannone ci pensano sciabole e lance dei cavalleggeri tedeschi. Lo stesso Ney è travolto e trascinato a stento nelle retrovie gravemente ferito. La fanteria leggera di Foy non può resistere a tale scempio, le perdite sono terribili, anche tra gli ufficiali, per lunghi momenti le truppe resistono, stoicamente, pur prive di punti di riferimento, ma è impossibile continuare. Le prime file arretrano. Prima lentamente, poi sempre più in fretta, fino a che tutta la brigata è travolta e fugge rovinosamente abbandonando, tra l'altro, una batteria con tutti i cassoni.

La cavalleria di Brunswick si getta all'inseguimento e, sullo slancio, mirabilmente controllata dai propri ufficiali si getta sulla seconda brigata di Foy, rimasta ai piedi della collina. La attraversa, travolgendola, con perdite terribili. Non è passata che un'ora ed un'intera divisione francese ha cessato di esistere!

Scontro suicida

Sul fianco sinistro francese Pirè, gravemente in ritardo sui tempi di marcia, è bersagliato dall'artiglieria Nassau e subisce perdite che, seppur non gravi, minano il morale dei cacciatori a cavallo, costretti a rimanere immobili, privi di ordini.

Questa immobilità va a tutto vantaggio delle truppe dei Paesi Bassi che mantengono la posizione senza eccessivi sforzi perdendo solo poche decine di uomini fino a quando anche gli ussari olandesi del 6° reggimento, probabilmente di loro iniziativa, si lanciano in una carica scontrandosi con i cacciatori di Pirè. Anche in questa zona del campo di battaglia lo scontro è ferocemente combattutto da ambedue le parti, con perdite gravissime per entrambi i reparti. Gli olandesi sono respinti in disordine ma le perdite subite dalla brigata di cavalleria francese privano Pirè di una forza essenziale alla sua manovra di aggiramento.

L'ultimo combattimento

La battaglia è iniziata ormai da tre ore ed è chiaro che per i francesi non ci sono più speranze. Solo la confusione del comando dovuta all'assenza di Ney ha impedito che venissero diramati gli ordini per una ritirata generale. Da nord continuano ad affluire riserve alleate e la divisione di Picton arriva a Quatre Bras a sostenere e sostituire gli stanchi fanti di Brunswick appena in tempo per affrontare l'ultimo assalto.

Le truppe di Picton sono ben addestrate, fanti inglesi e scozzesi freschi e non ancora logorati dal combattimento. Si dispiegano davanti a Quatre Bras nella classica formazione in linea ma, forse, con eccessiva sicurezza.

Le due brigate di Jerome Bonaparte (facenti parte della sesta divisione) stanno risalendo il pendio in un ultimo, disperato, attacco alla baionetta. La foga, la tenacia, il coraggio di questi veterani di Spagna sorprende i reggimenti inglesi ancora in fase di schieramento. I moschetti francesi fanno fuoco da distanza ravvicinata e le baionette si lanciano con un urlo. Il desiderio di vendetta è forte, più forte di ogni paura, la carica è inarrestabile e costringe alla rotta gli inglesi.

Sarà l'unico, piccolo, parziale, successo francese della giornata. E, comunque, sarà un fuoco di paglia. Due batterie di artiglieria ed una di obici arresteranno ben presto lo slancio degli uomini della sesta divisione costringendole poi ad una disordinata fuga.

L'epilogo

Gli alleati restano padroni del campo, completamente, ottenendo una vittoria chiara ed inaspettata, almeno nelle dimensioni! In serata Wellington conterà circa 2.000 tra morti e feriti più un numero imprecisato di sbandati e disertori, in modo particolare tra le file olandesi.

Molto più complesso, per ovvi motivi, il calcolo delle perdite da parte francese. Di sicuro non meno di 9.000 uomini mancarono all'appello al termine della giornata ma è impossibile stabilire quanti di loro furono effettivamente feriti o uccisi e quanti, invece, disertarono o fuggirono nel corso della precipitosa ritirata. A questi si devono aggiungere almeno dodici cannoni distrutti o abbandonati nelle mani dei nemici.

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A cura di Gualtiero Grassucci