settembre 2015 – Lu(ri)doteca

Mese: settembre 2015

Trafalgar, III parte: lo scenario

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L’ultimo trionfo della vela

La campagna navale del 1805 – 2. la battaglia di Trafalgar

La battaglia di Trafalgar è unica nel suo genere, ultima grande battaglia dell’epoca della vela, fu cercata con tenacia e decisione dalla flotta inglese e dai suoi ammiragli per mesi interi certi che del risultato. D’altro canto fu accettata dal loro principale avversario, l’ammiraglio francese Villeneuve, e dai suoi marinai, come una fatalità a cui tentarono di sottrarsi inutilmente. Fu combattuta con coraggio da entrambi ma la sconfitta degli alleati franco-spagnoli appariva certa agli stessi protagonisti fin dalla primavera del 1805.

Da scaricare in formato PDF: Schede Alleati, Schede Inghilterra, Schede – retro

Il prologo alla battaglia

Al rientro della flotta combinata a Cadice nell’agosto del 1805 Napoleone aveva già deciso di rinunciare all’invasione dell’Inghilterra. I nuovi ordini per la flotta combinata prevedevano che le navi si portassero prima a Napoli e poi a Tolone attaccando il nemico ovunque sia in inferiorità. Nel frattempo Napoleone aveva già in mente di sostituire Villeneuve accusandolo di inerzia e di codardia per non aver avuto il coraggio di affrontare il nemico.

Dopo un primo tentativo il 19 ottobre, la flotta franco-spagnola uscì dalla rada il 20, con molti tra marinai ed ufficiali consci di andare verso uno scontro da cui era impossibile uscire vincitori. Inizialmente gli alleati si diressero verso sud-est, con l’intenzione di passare lo stretto di Gibilterra ed entrare nel Mediterraneo, seguiti da presso dalle fregate della flotta inglese. Per tutta la notte le due squadre avanzarono affiancate nel buio senza avvistarsi.

La mattina successiva la fregata Hermione avvistò la flotta britannica e comunicò all’ammiraglia la consistenza dello schieramento nemico: 27 navi di linea. Villeneuve, forte di 33 vascelli, forse sorprendendo i suoi stessi sottoposti, decise di accettare lo scontro ordinando a tutte le navi di invertire la rotta e di prepararsi alla battaglia. La manovra, compiuta con una leggera brezza, richiese ore per essere eseguita. Al termine la disposizione dei velieri era esattamente l’opposto: chi era all’avanguardia ora si trovava in coda alla linea mentre l’ammiraglio Dumanoir, al momento della partenza in retroguardia, apriva ora lo schieramento.

La flotta inglese fu disposta da Nelson su due linee con l’intento di sfruttare il favorevole vento occidentale per navigare perpendicolarmente alla linea avversaria ed attraversarla scompaginandola: il tocco di Nelson!

Le squadre

Alleati

La flotta alleata franco-spagnola

Inghilterra

Squadra inglese a Trafalgar

La battaglia

Nelson suddivise le navi della flotta inglese in due colonne, una sopravvento, guidata da lui stesso a bordo della Victory; l’altra sottovento, al comando dell’ammiraglio Colligwood a bordo della Royal Sovereign. La Victory espose il segnale che entrò nella storia: England expects that every man will do his duty (L’Inghilterra si aspetta che ogni uomo farà il proprio dovere) e si diresse verso la Santissima Trinidad, Nelson era convinto, infatti, che quella fosse l’ammiraglia nemica. Poco dopo l’ammiraglio Villeneuve innalzò la propria insegna sulla Bucentaure e la Victory deviò leggermente per incunearsi tra la prua della Redoutable e la poppa della Bucentaure, nel tentativo di prendere di infilata proprio quest’ultima.

Fu la Royal Sovereign, ad essere impegnata per prima dal nemico, la nave inglese veleggiò decisa verso l’intervallo tra la Santa Ana e la Fougueux. Il veliero francese tirò per primo, più volte, senza riuscire a fermare la possente 100 cannoni avversaria. Poco dopo entrò in azione anche la linea sopravvento.

La tattica di Nelson funzionò alla perfezione, la linea alleata fu spezzata in tre tronconi dalle navi britanniche con l’avanguardia, al comando dell’ammiraglio Dumanoir, che non seppe, o non volle, invertire la rotta celermente in modo da soccorrere il resto della flotta. In questo modo gli inglesi si erano creati una situazione di superiorità numerica ed in favore di vento. Le navi alleate, per potersi difendere, non potevano dirigersi verso il nemico, controvento, ma solo continuare dritte o, peggio, poggiare verso la costa offrendo la poppa al nemico.

Il combattimento era senza speranza, una ad una le navi francesi e spagnole, molte delle quali si batterono coraggiosamente, furono costrette ad ammainare la bandiera impossibilitate a continuare il combattimento per le elevate perdite subite. Alle 16.30 circa l’Achille, duramente colpita da Swiftsure e Polyphemus, esplose segnando, in un certo senso, la fine della battaglia.

I francesi persero otto navi affondate o catturate lo stesso giorno della battaglia, gli spagnoli ben dieci. Una tempesta che imperversò al largo della costa spagnola nei giorni seguenti ed un maldestro tentativo alleato di riconquistare alcune delle navi perdute provocò la perdita di altri cinque vascelli francesi e due spagnoli, per un totale di 22 su 33 schierate in battaglia. Per contro gli inglesi non persero nessuna nave.

In pratica Trafalgar cancellò la potenza navale francese e spagnola e segnò l’inizio di un predominio britannico sul mare che sarebbe durato per più di un secolo. L’invasione dell’Inghilterra era adesso impossibile, la flotta inglese aveva costretto gli eserciti napoleonici sul continente! Fu anche l’ultima grande battaglia navale a vela e, paradossalmente, anche l’ultima, ed unica, applicazione della tattica di attraversare la linea avversaria.

Fonti

  • Autori vari – The Trafalgar Companion – 2005, Osprey Publishing
  • Chandler, D. – Le campagne di Napoleone, Vol. I – 1992, BUR
  • Chartrand, R. – Napoleon’s sea soldiers – 1990, Osprey Publishing
  • Coleman, T. – Nelson, l’uomo che sconfisse Napoleone – 2003, Mondatori
  • Haythornthwaite, P. – Nelson’s Navy – 1993, Osprey Publishing
  • Martinelli, R. (a cura di) – Il volo delle Aquile – 2007, Ministero per I Beni e le Attività culturali
  • O’Neill, R.; O’Brian, P. – Navy – 2003, Salamandre Book
  • Zatterin, M. – Trafalgar, la battaglia che fermò Napoleone – 2005, Rizzoli.

La battaglia di Capo Finisterre

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Il 22 luglio, nelle acque a nord-ovest della Spagna, la flotta combinata (composta di venti vascelli) di ritorno dalle Indie occidentali incappò nella squadra dell’ammiraglio Calder forte di quindici navi di linea. Lo scontro che ne seguì per gli inglesi prese il nome di Calder’s Action  mentre i francesi lo chiamarono la battaglia dei Quindici-venti, dal numero dei vascelli di linea impegnati.

Da scaricare in formato PDF: Schede AlleatiSchede InghilterraSchede – retro

Domenica 20 settembre lo scenario sarà presentato (e giocato!) a Roma Gioca 2015.

La squadra inglese era composta dalle navi di linea Prince of Wales (98 cannoni, l’ammiraglia), Glory (98), Barfleur (98), Windsor Castle (98), Malta (80), Thunderer (74), Hero (74), Repulse (64), Defiance (74), Ajax (74), Warrior (74), Dragon (74), Triumph (74), Agamemnon (64) e Raisonnable (74), accompagnate dalle fregate Egyptienne e Sirius.

La flotta inglese e Capo Finisterre
La flotta inglese e Capo Finisterre

La flotta combinata poteva schierare cinque vascelli in più: Argonauta (80 cannoni, ammiraglia della squadra spagnola), Terrible (74), América (64), España (64), San Rafael (80), Firma (74), Pluton (74), Mont Blanc (74), Atlas (74), Berwick (74), Neptune (80), Bucentaure (80, l’ammiraglia), Formidable (80), Intrépide (74), Scipion (74), Swiftsure (74), Indomptable (80), Aigle (74), Achille (74) e Algésiras (74) a cui si aggiungevano sette fregate.

La flotta franco-spagnola a Capo Finisterre
La flotta franco-spagnola a Capo Finisterre

Il primo avvistamento della flotta combinata avvenne nel corso della mattinata del 22 luglio ma una fitta nebbia, che si apriva solo a tratti, ed il vento quasi assente impedirono un vero e proprio combattimento. Gli alleati iniziarono a disporsi in formazione di battaglia con incredibile lentezza: le navi spagnole guidavano la linea, seguite da quelle francesi. La giornata trascorse in un lento susseguirsi di movimenti tra la nebbia, cercando di portarsi a distanza di tiro dal nemico, fino al tardo pomeriggio quando la linea franco-spagnola manovrò in modo da seguire una rotta parallela a quella del nemico ed i vascelli in testa alle rispettive linee di battaglia aprirono il fuoco gli uni contro gli altri.

Lo schieramento iniziale delle due flotte
Lo schieramento iniziale delle due flotte

La scarsa visibilità trasformò rapidamente la battaglia in un confuso combattimento in cui le tre navi spagnole di testa, San Rafael, España e Firma, furono le prime, e per lungo tempo le sole, ad essere impegnate dal nemico in soprannumero senza che le navi francesi in coda riuscissero ad intervenire in loro aiuto. Solo l’España riuscì a sfuggire all’accerchiamento mentre le altre due caddero in mani nemiche. Il mancato, o scarso, apporto francese alla battaglia portò a dissapori tra gli alleati ed i rapporti tra spagnoli e francesi, già incerti, si deteriorarono vieppiù.

Il calar della notte interruppe lo scontro. Oltre alle due navi catturate dal nemico gli alleati ebbero cinque navi danneggiate più o meno gravemente. Da parte inglese la Windsor Castle subì gravi danni così come l’Agamennon e la Malta che persero un albero.

 

Nei due giorni successivi le squadre avversarie si cercarono senza trovarsi ed il 24 luglio Villeneuve si trovò sopravvento alla squadra avversaria ma non ebbe la decisione necessaria per dare battaglia ed il 25 luglio entrambi i comandanti decisero di rompere il contatto ritirandosi; questa scelta costò a Calder la corte marziale.

La flotta combinata riparò a Vigo e successivamente, il primo agosto, a El Ferrol da dove ripartì il 13 dello stesso mese. Durante la navigazione verso occidente le vedette segnalarono alcune vele in direzione opposta: si trattava delle navi amiche dell’ammiraglio Allemand, partito da Rochefort dopo che gli inglesi avevano tolto il blocco per ricongiungersi con la flotta combinata. Né Allemand, né Villeneuve, preoccupati dalla possibilità di incontrare forze nemiche superiori, seppero riconoscere le navi amiche e quindi la flotta franco-spagnola si diresse verso Cadice dove arrivò il 21 agosto.

Nel frattempo la storia stava prendendo un altro corso. La Terza Coalizione minacciava la Francia e l’Imperatore, alla fine di quel mese di agosto, aveva già deciso di rinunciare all’invasione dell’Inghilterra e stava pianificando quella che sarebbe diventata la trionfale campagna di Ulm ed Austerlitz.