aprile 2015 – Lu(ri)doteca

Mese: aprile 2015

Scontro a sorpresa

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Mare Adriatico, al largo di Senigallia

01.08.1915 ore 05.00

Il cielo è chiaro a oriente, verso la Dalmazia e la costa balcanica. I tre incrociatori Saida, Helgoland e Novara incrociano a venti miglia dalle spiagge delle Marche. Solo il monotono rumore delle macchine rompe il silenzio, carico di attesa.

D’un tratto un urlo! Un siluro, uno solo, è diretto contro la nave in testa alla squadra. Non c’è tempo di evitarlo, un boato squarcia le tenebre che ancora indugiano sull’Adritico. Il Saida è colpito e imbarca acqua, si inclina di 10 gradi a dritta e deve rallentare, troppo piano per sfuggire al nemico se venisse scoperto. Il sommergibile italiano Torricelli, in agguato nella notte, ha sorpreso la squadra austro-ungarica e ha avuto il tempo di lanciare una salva di siluri prima di venire avvistato a sua volta. Ora c’è solo un modo per salvare la nave, tornare in porto prima che gli italiani si accorgano di questo vascello ferito.

Non c’è nemmeno il tempo per calcolare una rotta che dall’oscurità che ancora avvolge l’orizzonte a occidente si materializza una forte squadra avversaria: le corazzate Regina Elena e Vittorio Emanuele, scortate dai caccia torpediniere Ardente e Indomito e da due flottiglie di veloci motosiluranti avanzano a tutta forza per intercettare il nemico.

Alessandro Di Stasio e Fabio Aceto
Questa rara immagine d’epoca ritrae due degli ammiragli della Regia marina italiana soddisfatti dopo la vittoria nella battaglia di Senigallia (a sinistra Alessandro Di Stasio, a destra Fabio Aceto).

A 10.000 metri la Regina Elena apre il fuoco con la sua torretta da 300mm sul Saida che viene pesantemente colpito, le sue artiglierie costrette al silenzio e lo scafo squarciato. La nave non è più governabile e di li a poco affonderà. L’artiglieria delle Regina Elena e del Vittorio Emanuele sono ora puntate contro gli altri due incrociatori: Helgoland e Novara, che non hanno la potenza di fuoco sufficiente per controbattere e dopo un vano tentativo di colpire il Torricelli (che aveva avuto il tempo di lanciare una seconda salva di siluri, senza esito) abbandonano la lotta dirigendosi a est abbandonando ufficiali e marinai del Saida alla loro sorte.

In questa complicata partita a scacchi in Adriatico il primo successo arride agli italiani!

Giovanni Brancaccio e Alessandro Di Stasio
Ancora una foto d’epoca: Giovanni Brancaccio (a sinistra) e Alessandro Di Stasio comandavano la squadra italiana a Senigallia.

Una ricognizione pericolosa

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Presentata ad Agliana la versione skirmish di A le Guerre…

Agliana, 29.03.15

Una ricognizione pericolosa è il titolo dello scenario presentato dalla Lu(ri)doteca a Hellana ’15.

Febbraio 1625. Breda è assediata dall’esercito di sua maestà cattolicissima Filippo IV Il Grande, comandato da don Ambrogio Spinola. Gli olandesi hanno inviato Ernst von Mansfeld con un corpo di 7.000 uomini per tentare di liberare la città ridotta ormai allo stremo dalla fame e dalle malattie. Nella notte del 18 febbraio Ernst von Mansfeld in persona si avventura nei pressi delle fortificazioni spagnole per una ricognizione molto rischiosa per rendersi conto direttamente della disposizione delle truppe nemiche. Lo scenario racconta di una camiciata spagnola dietro le linee olandesi. di Uno sparuto gruppo di moschettieri e dragoni spagnoli rischierà la vita nel tentativo catturare Ernst von Mansfeld!

La carica dei dragoni
Il momento cruciale di una delle partite giocate ad Agliana. I dragoni spagnoli, a cavallo, travolgono caricando le ultime resistenze olandesi.

Lo scenario ha avuto un buon successo ed è stato giocato praticamente senza soluzione di continuità sia la mattina che il pomeriggio. Il regolamento ha dato buona prova di sé e le partite sono state fluide e scorrevoli. Per la cronaca Ernst von Mansfeld non è stato mai catturato ma almeno una volta gli spagnoli hanno avuto la meglio riuscendo a trovare, tra gli effetti del generale tedesco abbandonati in tutta fretta, preziosi appunti sulla disposizione  e sulla consistenza delle forze olandesi.

Un momento della partita
Un momento della partita giocata da Stefano Giombini, sulla destra, e Paolo Scarpa, sulla sinistra.

Il materiale scenico dello scenario è quasi completamente autocostruito a eccezione delle due costruzioni (una delle quali è della Tabletop Worshop). Le miniature, in scala 25/28mm sono della Warlord.

Qui ci sono tutte le altre foto (opera di Francesco Ceccon). Sempre a opera di Francesco Ceccon foto e immagini dalla manifestazione di Agliana.

Partita la campagna!

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Finalmente! La campagna navale in Adriatico, la seconda organizzata dalla Lu(ri)doteca, è iniziata ieri sera. Sono schierati con la Regia Marina Italiana Fabio Aceto, Alessandro Di Stasio e Giovanni Brancaccio. Contro di loro, a controllare le navi e gli aerei austro-ungarici Massimo Petrini, Antonio Gaudino.

Dopo alcuni preparativi si sono giocate le prime tre ore di campagna, senza avvistamenti degni di nota a parte l’intensa attività dei sommergibili italiani nel nord dell’Adriatico, tra Venezia e Ancona, e le missioni esplorative delle motosiluranti austriache che, temerariamente, si sono spinte fino all’imbocco del porto di venezia.

Correzioni regolamentari

Un piccolo aggiustamento regolamentare alla luce di quanto successo nella prima serata di gioco (questo paragrafo va a integrare quanto esposto nel post relativo alle regole della campagna).

Se nel corso di un turno di campagna due o più squadre nemiche si trovano nella zona di pattugliamento di un sommergibile (in missione di perlustrazione, per l’appunto) il giocatore che controlla il sommergibile ha un solo tentativo di attacco a disposizione ogni turno, verso un bersaglio a sua scelta.

In altre parole, se nella zone pattugliata dal sommergibile ci sono, per esempio, tre squadre nemiche, il giocatore deve indicare l’obiettivo del suo tentativo di attacco: una delle tre squadre. Nel turno successivo, nel caso tutte o alcune delle stesse squadre fossero ancora nella sua zone di competenza, il giocatore può tentare un nuovo attacco, verso lo stesso bersaglio o verso un bersaglio diverso.

Stati maggiori
Gli stati maggiori delle due marine impegnate in Adriatico (a sinistra la Regia Marina Italiana, a destra la Imperiale e Regia Marina Austro-Ungarica). Non si vede Antonio Gaudino impegnato a scattare la foto.

Campagna navale in Adriatico: le regole

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Mancano poco più di ventiquattro ore all’inizio della campagna, è il momento giusto per specificare alcune regole che vanno ad aggiungersi a quelle di Fleet Action Imminent per la campagna (in modo particolare per poterla giocare senza la necessità di un arbitro.

Preparazione

La campagna ha inizio alla mezzanotte del 1 agosto 1915. Ci sono due fazioni in campo: gli imperi centrali (per quello che riguarda la nostra campagna sono Germania e Austro-ungheria) e gli alleati (in questa campagna Italia e Gran Bretagna).

I giocatori di ogni fazione si dividono le squadre navali e aeree e decidono i porti dove sistemarle all’inizio della campagna. Il porto di assegnazione va riportato nel primo foglio ordini. Ogni fazione prende una carta Missione.

Primo turno di gioco

Ogni giocatore scrive gli ordini per le proprie squadre (sia che si tratti di divisioni navali che di squadroni aerei, in quest’ultimo caso, ovviamente, la formazione in cui schierare le navi è inutile) a partire dalle ore 00.00 del 1 agosto 1915 e per le otto ore successive. All’inizio ogni divisione navale e ogni squadrone aereo deve trovarsi in un porto. A ogni squadra è assegnato un segnalino e il numero corrispondente è riportato, in evidenza, sul corrispondente foglio ordini.

Una volta che tutti i giocatori hanno scritto i propri ordini si sistemano sulla mappa i segnalini alcuni dei quali rappresentano le squadre mentre altri sono fittizi, falsi, servono solo per ingannare il nemico. I primi, quelli effettivi, sono sistemati come da foglio ordini mentre gli altri, quelli falsi, possono essere schierati in un qualsiasi porto. Ogni giocatore ha a disposizione un numero di segnalini pari al doppio delle squadre (aeree o navali) che controlla.

A questo punto si inizia a muovere le squadre sulla mappa secondo quanto ordinato per la prima ora. Il movimento è considerato contemporaneo e quindi può essere eseguito in qualsiasi ordine. Al termine della prima ora si controlla se qualche squadra è stata avvistata.

Turni successivi

Si procede come descritto in precedenza, le squadre manovrano come da ordini e al termine di ogni ora si controllano gli avvistamenti.

Avvistamenti

Gli avvistamenti sono risolti come da regolamento con alcune differenze. Se un segnalino avvista un segnalino avversario il giocatore che controlla quest’ultimo deve dichiarare se si tratta di un segnalino effettivo (quindi è stata avvistata una divisione o uno squadrone) oppure è semplicemente un segnalino fittizio. Nel primo caso rivela la composizione della squadra come da regolamento, in caso contrario elimina il segnalino. Il segnalino eliminato può essere risistemato, a partire dal turno successivo, in un qualsiasi porto della stessa fazione.

Nel caso l’avvistamento sia contemporaneo si procede come segue: i due giocatori dichiarano, contemporaneamente, se il proprio segnalino è effettivo o falso. A questo punto si possono presentare tre casi:

  • entrambi i segnalini sono falsi, sono eliminati ma possono essere re-impiegati come descritto in precedenza;
  • entrambi i segnalini rappresentano effettivamente una squadra, si risolve l’avvistamento come da regolamento;
  • uno dei segnalini è falso, è eliminato immediatamente (e può essere riutilizzato) ma il giocatore avversario non rivela nulla sulla propria squadra e, se ha ancora segnalini disponibili, può sovrapporre un nuovo segnalino (fittizzio, ovviamente) che potrà muovere nei turni successivi per non rivelare al nemico la rotta della propria squadra.

Una squadra avvistata dal nemico può tornare invisibile. In questo caso il giocatore che la controlla pone nello stesso esagono un nuovo segnalino (fittizio, ovviamente). A quel punto può muovere i due segnalini come di consueto, uno indipendentemente dall’altro per nascondere la rotta della propria squadra al nemico.

Ordini

Chi incontra o avvista un nemico può cambiare ordini alla squadra che ha avvistato immediatamente, i nuovi ordini diventa operativi dall’ora successiva. Un avvistamento è comunicato in due ore a tutte le squadre della stessa fazione, dopo due ore i giocatori di quella fazione possono cambiare ordini a tutte le squadre che controllano. Attenzione, è bene specificare che le squadre che avvistano possono cambiare ordini, le squadre che vengono avvistate no, a meno che non avvistino a loro volta!

Zone minate

Quando un segnalino attraversa una zona minata il giocatore che ha minato deve avvisare l’avversario che deve risolvere l’attraversamento determinando gli eventuali danni, senza però comunicare se si tratta di una vera squadra navale o solo un segnalino fittizio né i danni che le proprie navi hanno eventualmente subito.

Corazzate

Le corazzate della Regia Marina Italiana e della Imperiale e Regia Marina Austro-ungarica erano reputate dai rispettivi comandi come preziose per mantenere una minaccia credibile per il nemico. Nel corso della guerra, infatti, furono impiegate pochissimo e quasi mai uscirono dai porti in cui si erano rifugiate.

Per questo motivo se una fazione perde una corazzata allora le restanti della stessa marina devono riparare in un porto a scelta del giocatore che le controlla e devono rimanere in porto per il resto della campagna. Possono uscire dal porto solo se direttamente minacciate (per esempio, se il nemico bombarda il porto in cui si trova la corazzata).

Incrociatori pesanti

Incrociatori pesanti britannici e tedeschi possono manovrare, in battaglia (non in campagna), come una divisione indipendente composta da una sola nave se il giocatore lo desidera. Questo per simulare la maggiore capacità di manovra e la migliore esperienza dei marinai inglesi e tedeschi rispetto alle marine italiana e austro-ungarica.

Marina germanica

Nell’agosto del 1915 l’Italia non era in guerra con la Germania, per cui navi italiane e tedesche non possono combattere una contro l’altra!

Campagna navale in Adriatico

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Commemoriamo a modo nostro l’inizio della Grande Guerra per l’Italia (centenario che cadrà il prossimo 23 maggio) con una nuova campagna navale in Adriatico. La Regia Marina ialiana e l’Imperiale e regia marina austro-ungarica si daranno battaglia tra le coste italiane e quelle balcaniche.

Il faro di Ancona
Il faro di Ancona, bombardato dal gruppo A della marina austro-ungarica nella notte immediatamente successiva alla dichiarazione di guerra.

Il programma della prima serata prevede la formazione delle squadre con la scelta della fazione in cui giocare da parte dei partecipanti, la consegna del materiale (ordini, composizione delle squadre navali, schede delle navi e degli aerei, …), la predisposizione della situazione iniziale e le prime ore/giorni di campagna.

L’appuntamento è da Imperium, in via Priverno, alle 21.15 di mercoledì prossimo 15 aprile!

Il regolamento usato è Fleet Action Imminent. In particolare le regole per la campagna con un adattamento per essere usate senza necessità di arbitro(adattamento che sarà pubblicato presto su questo stesso sito).

 

L’affondamento dell’Andrea Doria e della Dante Alighieri

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Un’impresa costellata di errori

Tratto dalla campagna Adriatico 1915: la battaglia del Medio Adriatico

Questo articolo è riportato dal blog Adriatico 1915 (che a breve non sarà più attivo) ed è relativo alla campagna in Adriatico del 2014.

Questa è la storia, breve e tragica purtroppo, della squadra navale composta dalle navi da battaglia Andrea Doria e Dante Alighieri e della loro scorta (l’incrociatore Varese e i cacciatorpediniere Ardente e Indomito).
La squadra salpò il 23 maggio del 1915 dal porto di Ancona con l’obiettivo di bombardare i porti austriaci del Medio Adriatico (Sebenico e Spalato presumibilmente).

Situazione 23.05.15 01:00
La situazione nel medio Adriatico il 23 maggio alle ore 01:00. In blu le squadre della Regia Marina italiana (5: corazzate Dante Alighieri e Andrea Doria, 2: incrociatore Varese e cacciatorpediniere Ardente e Indomito). In rosso squadre austro-ungariche (3: incrociatori Kaiser Karl VI, Sankt Goeorg e Novara, 6: torpediniere).

Nel corso della notte le navi furono prima avvistate da una squadra di incrociatori austriaci e poi intercettate dalla I flottiglia torpediniere, salpata da Spalato più o meno alla stessa ora della squadra italiana. La scarsa visibilità fece sì che le piccole e veloci navi nemiche riuscissero ad avvicinarsi fino a meno di 2.000 metri prima di essere avvistate. La Dante Alighieri, colpita da un siluro austriaco, subisce gravi danni alle macchine che riducono la velocità massima a soli 14 nodi. Il fatale evento è raccontato qui: Alba letale.

Squadra italiana avvistata
La squadra italiana è prima avvistata e poi intercettata al centro dell’Adriatico. La posizione iniziale delle navi italiane è più a nord, la posizione un’ora dopo più a sud.

L’ammiraglio Corsi (Antonio), che comandava la squadra, decise didividere le sue navi, inviando l’incrociatore Varese con i caccia verso Sebenico e, tragico errore, proseguendo con le due corazzate, ormai prive di scorta e costrette a una velocità troppo bassa, verso la costa dalmata (probabilmente nella speranza di ingannare il nemico che sicuramente avrebbe cercato di intercettare la nave da battaglia danneggiata). Alle 07.00 della mattina del 24 maggio l’incrociatore Varese giunge davanti al porto di Sebenico. Il tentativo di bombardamento del porto è un disastro che porta all’affondamento del Varese e del cacciatorpediniere Ardito. La dolorosa avventura delle tre navi è raccontata qui: Il fiasco di Sebenico.

Situazione il 24.05.15 07:00
La situazione nel medio Adriatico alle ore 07:00 del 24.05.15. La squadra rossa identificata dal numero 2 è composta dalle corazzate Teghettof e Radetzky.

A questo punto le superstiti navi italiane non hanno altra scelta che cercare riparo in un porto amico. Il caccia Indomito, unico sopravvissuto del fiasco di Sebenico, si ricongiunge con le due navi da battaglia che, invertendo la rotta, si dirigono ora verso Ancona. Il nemico però è in caccia e due squadre navali austriache si dirigono verso Ancona per tagliare la strada verso la salvezza dell’Andrea Doria e della Dante Alighieri mentre la flottiglia di torpediniere è diretta verso un porto amico per rifornirsi.

Situazione 24.05.15 08:00
La situazione nel medio Adriatico alle ore 08:00 del 24 maggio. Gli incrociatori austro-ungarici Kaiser Karl VI, Sankt Georg e Novara (squadra rossa identificata dal numero 3) stazionano costantemente nelle acque prospicienti Ancona nel tentativo di intercettare le corazzate italiane.

Siamo ormai all’epilogo. Il mare prospiciente Ancona è battuto in lungo e in largo dagli austriaci (anche la squadra dell’incrociatore veloce Saida si è aggiunta alla caccia). La V squadriglia torpediniere italiane incrocia la Teghettof e la Radetzky ma nulla può fare perché disarmate (le torpediniere tornavano dalla posa di mine in acque nemiche). Le corazzate italiane sono troppo lente, ogni possibile via di fuga si sta rapidamente chiudendo!

Via di fuga impossibile!
Ogni via di fuga è impossibile! Le tre navi italiane non hanno più scampo. La squadra rossa identificata dal numero 5 è composta dall’incrociatore veloce Saida e dai cacciatorpediniere Csepel e Balaton. La squadra blu con il numero 6 è composta dalla V squadriglia torpediniere di ritorno da una missione di posa mine (e quindi senza siluri a bordo).

Alle 13.00 del 24 maggio la squadra italiana è intercettata dal nemico. La battaglia è impari, di fronte a due navi da battaglia, di cui una gravemente danneggiata, e un caccia gli austriaci possono schierare due navi da battaglia in piena efficienza, quattro incrociatori, due cacciatorpediniere e due torpediniere. Saranno proprio i siluri dei caccia e delle torpediniere a por fine all’agonia della Dante Alighieri e dell’Andrea Doria.

Un matrimonio inaspettato!

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Ovvero La dodicesima notte di William Shakespeare secondo la Lu(ri)doteca

Adattamento per OnStage! di Cinzia Cappadona

Una cupa trama si sviluppa nella lontana Illiria. Travestimenti, inclinazioni sessuali di dubbia moralità e assassini, o almeno tentati omicidi.

Dodicesima notte: la locandina
La locandina della tragi-commedia La dodicesima notte

La narrazione scorre senza scosse e anche tranquilla fin quando sir Toby, preoccupato di mantenere i propri privilegi come tutore di lady Olivia, assume un subdolo personaggio per assassinare Cesario, senza sapere che, in realtà, si tratta di Viola sotto mentite spoglie.

Il delitto non si compie per il coraggioso intervento di lady Olivia, innamorata, e di Maria. Scampato il pericolo i colpi di scena si susseguono fino alla inaspettata conclusione. Lady Olivia sposa Sebastiano, sotto le mentite spoglie di Rodrigo, mentre Viola, svelando il proprio travestimento proprio nell’ultima scena, ritrova il proprio fratello e corona il proprio sogno di continuare a indossare i panni di Cesario per vivere come un uomo!

Alla fine si ritrovano tutti: Viola, Sebastiano e lady Olivia, a vivere ospiti di quest’ultima mentre nulla si sa più di Antonio, finito tra le grinfie della giustizia dalmata, e del duca Orsino!

Una governante in paradiso

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Ovvero Cyrano di Edmond Rostand secondo la Lu(ri)doteca (breve cronaca di una sessione di OnStage!)

Locandina di Cyrano
La locandina della tragedia Cyrano

Cyrano Hercule Savinien de Bergerac rimase forse ucciso nell’assedio di Arras? Questo è l’atroce interrogativo che ha lasciato l’amaro in bocca ai protagonisti del Cyrano della Lu(ri)doteca. Lui, Cyrano, che in una scena memorabile e commovente aveva tentato di sedurre Maddalena Robin, a tutti più nota come Rossana. Senza riuscirci in verità,malgrado i suoi splendidi versi e l’ardore delle sue parole.

L’origine di questa malaugurata voce fu il barone Cristiano di Deuvillette, che, certo non saprà “parlar d’amore” come lo descrive Rostand, ma di sicuro è esperto in trame e sotterfugi. Pur di conquistare l’amore di Rossana infatti, ha fatto passare come propria la lettera di Cyrano all’amata, lettera ignobilmente strappata all’amico Raugueneau! E con pieno successo delle sue trame!

Ma nulla di tutto questo sarebbe stato possibile senza l’affannoso affaccendarsi di Luisa Moreau, governante di Rossana, che al grido di “… son tempi di guerra …” si è gettata anima e corpo (più corpo che anima, invero) tra le braccia di uno sconcertato, ma condiscendente, capitano Carbone di Castelgeloso conquistandone l’amore (e la posizione sociale).

Il bombardamento di Ancona: battle report

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Il battle report del bombardamento di Ancona

Giocato da Imperium – 21.05.14

Questo articolo è riportato dal blog Adriatico 1915 (che a breve non sarà più attivo) ed è relativo alla campagna in Adriatico del 2014.

Mare forza 8, pioggia, fulmini. Un combattimento violento e mortale. Tutto questo e altro ancora l’altra sera presso Imperium a Latina dove la Lu(ri)doteca ha organizzato, in occasione del 99° anniversario dell’evento, la simulazione del bombardamento del porto sull’Adriatico da parte di una squadra austro-ungarica. Potete scaricare lo scenario e le schede per le navi, entrambi in formato PDF.

Regolamento utilizzato: Fleet Action ImminentOld Dominion Game Works.

Meteo

Mare forza 8: vento a 40 nodi da occidente. Visibilità 7.000 yds, presenza di piovaschi. Velocità massima: 15 nodi per incrociatori e corazzate, 10 nodi per cacciatorpediniere e torpediniere.

La battaglia

Le condizioni del mare, una volta arrivati in vista della costa , sono pessime. Il vento e le onde impediscono il decollo dei velivoli italiani destinati alla sorveglianza delle coste e, eventualmente, al bombardamento del naviglio nemico. Ma agli austriaci non va meglio: la squadriglia di torpediniere al seguito della squadra ben presto, con il peggiorare delle condizioni, sarà ingovernabile e le piccole imbarcazioni costrette ad andare alla deriva in balia dei marosi. La visibilità è ridotta a 7000yds e anche le navi più possenti non riescono a superare i 15 nodi. Le casematte sono chiuse ermeticamente, inutilizzabili, a causa delle alte onde.

Malgrado la lentezza imposta dalle avverse condizioni meteo le quattro corazzate dell’Imperiale e regia marina austro-ungarica riescono a portarsi a tiro del porto di Ancona e subito inizia un violento scambio di artiglieria tra le batterie da 12″ della Teghettof e della St. Istvan e quelle da 10″ del forte di monte Conero a cui si aggiunge, dopo una mezz’ora, la batteria su rotaia.

Lo scenario prevedeva di decidere casualmente se il treno armato fosse già pronto al tiro non appena avvistate le navi nemiche oppure avesse bisogno di 5 turni di gioco prima di essere operativo.

Il confronto è impari e i tre pezzi da 6″ del treno armato sono distrutti in breve tempo mentre la batteria sul Conero è colpita più volte perdendo una torretta. Al tiro delle due grandi navi si aggiungono la Sankt Georg e la Kaiser Karl VI che martellano le installazioni del porto. La nave Otranto è colpita più volte e affonda nella rada. Per la Kaiserliche und Königliche Kriegsmarine la giornata sembra garantire un ampio e innegabile successo.

Dopo mezz’ora di fuoco però si affacciano sulla scenauna squadra di soccorso composta, tra l’altro, dalle potenti Conte di Cavour e Caio Duilio. Approfittando della scarsa visibilità (il tempo è peggiorato nel corso della mattinata e ora la visibilità è solamente di 6.000yds) le due corazzate sorprendono la divisione austriaca Helgoland affondando con poche bordate sia l’incrociatore leggero che fungeva da capofila che i due caccia di scorta (le navi Tatra e Likra).

Ancona 1915: le manovre
Le manovre delle squadre italiana e austro-ungarica nel mare prospiciente il porto di Ancona.

Galvanizzati dall’insperato e immediato successo i marinai italiani rivolgono i cannoni contro la Radetzky e la Zriny, bersaglio anche della Regina Elena e della Vittorio Emanuele. I due vascelli austro-ungarici sono gravemente danneggiati tanto da perdere entrambi le batterie principali e da essere costretti ad abbandonare lo scontro, ormai indifesi.

Entrambi le parti dovevano obbligatoriamente far ripiegare le proprie corazzate se una di esse era affondata dal nemico, resa inutilizzabile o costretta a ritirarsi dallo scontro (regola dello scenario).

Lasciate la Regina Elena e la Vittorio Emanuele a inseguire le due navi nemiche danneggiate, la Cavour e la Duilio manovrano cercando di affiancare le due corazzate Teghettof e Szent Istvan che, con una complicata manovra, stanno cercando di interporsi tra i due vascelli danneggiati e le corazzate italiane. L’attenzione di comandanti e ammiragli si sposta allora sullo scontro che sta per iniziare tra le quattro potenti navi, vanto delle rispettive marine. Scontro che deciderà la battaglia.

Scontro che non ci sarà, un vero e proprio schermo di pioggia si interpone tra le due divisioni nemiche consentendo alla squadra austriaca di allontanarsi dalle coste italiane senza ulteriori danni. Il punteggio finale della battaglia, che ha visto una chiara vittoria della Regia Marina Italiana, è mostrato di seguito.

Punteggio finale
Il punteggio finale della battaglia davanti Ancona

Il fiasco di Sebenico

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L’affondamento dell’incrociatore Varese

Questo articolo è riportato dal blog Adriatico 1915 (che a breve non sarà più attivo) ed è relativo alla campagna in Adriatico del 2014.

Dal cacciatorpediniere Indomito in navigazione nell’Adriatico. 23 maggio 1915, ore 06.00. Cronaca di uno scontro della campagna Adriatico 1915: la battaglia del Medio Adriatico.

Il sole è sorto ormai da più di un’ora e le montagne della costa Dalmata si stagliano scure contro lo sfondo del cielo terso di una splendida mattina di maggio. La nave Varese guida la squadra, dietro di lei, accodati, i cacciatorpediniere Ardito e Indomito. Marinai e ufficiali sono irrequieti e irritabili, gli ordini di proseguire verso il porto nemico di Sebenico e di bombardarlo lasciando indietro le due corazzate Andrea Doria e Dante Alighieri hanno creato malumore e inquietudine.

Le tre navi si avvicinano alla costa, il porto di Sebenico appare una vera trappola situato com’è in fondo a uno stretto canale il cui ingresso è dominato dal forte veneziano che gli austriaci avranno sicuramente munito di batterie.
La squadra si fa più vicina all’ingresso del canale. I cannoni austriaci, invisibili, tacciono ancora. Un momento ancora e il Varese, primo della fila, sarà entro il canale. All’improvviso l’incrociatore si anima: il comandante decide di virare e di entrare nel canale passando a sud dell’isola di San Nicola ma l’ordine, troppo tardivo o male interpretato, getta nella confusione la nave. L’isola è vicina, troppo vicina. La virata porta l’incrociatore a evitare San Nicola ma poi il vascello, vittima della propria inerzia, va ad incagliarsi su un isolotto boscoso poco più a sud.

Tutta la squadra italiana è nel caos. L’Ardito, che seguiva da presso il Varese, vira con le macchine indietro a tutta forza per non speronare la capofila. Meglio va all’Indomito, che chiudeva la formazione, che riesce a passare nel varco tra le due isole ed entrare nel canale.

È un momento. Poi il silenzio è infranto, spezzato, sgretolato dalle detonazioni della batteria austriaca di San Nicola. I due cannoni da 380mm spazzano il ponte del Varese, frantumano le corazze delle torrette, demoliscono le strutture della nave che è impotente davanti a tale sfacelo. Contemporaneamente le batterie campali della rada aprono il fuoco contro l’Indomito che, temerariamente, ha proseguito la propria corsa.

Gli uomini dell’Ardito invertono la rotta con tutta la solerzia possibile nel tentativo di rimorchiare l’incrociatore fuori dalle secche. Non c’è tempo! La nave, percossa dalla batteria nemica e impossibilitata a muovere, si inclina su un fianco e affonda.

L'isolotto boscoso e il forte
L’isolotto boscoso e il relativo forte situati all’ingresso del canale che porta a Sebenico

Il forte e l’isolotto boscoso

È la volta ora del cacciatorpediniere Ardito, che con generosa misericordia aveva tentato di salvare la nave amica, ma che si trova sulla linea di tiro della micidiale batteria austriaca. Ci vuole tempo per invertire ancora la rotta e manovrare in modo da portarsi fuori tiro. I colpi nemici cadono tutt’intorno, c’è ancora speranza. Poi, improvvisa, una detonazione. La nave è ferita a morte. Una falla si apre a babordo e il cacciatorpediniere si inabissa a pochi metri dalla compagna.

Per la Regia Marina è un vero tracollo. Solo l’Indomito riesce a portarsi fuori tiro manovrando abilmente sottocosta in modo da evitare il tiro delle batterie nemiche. I 32 ufficiali e 585 marinai del Varese e dell’Ardito sono tratti in salvo e catturati dai soldati asburgici. Il tentativo di vendicare il bombardamento di Venezia è miseramente fallito.