Navale – Lu(ri)doteca

Categoria: Navale

Signal Close Action – nuove schede disponibili

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Di recente abbiamo aggiornato le schede preparandone una versione più piccola (63x88mm, le misure per incollare le schede su una normale carta da gioco, sul fronte le caratteristiche della nave, sul retro gli ordini). Tutto questo per facilitare il gioco e in un certo senso adattare le dimensioni delle schede a quelle delle navi in scala 1:3000 che stiamo usando adesso. Potete scaricare le schede generiche qui:

Le nuove schede formata carta da gioco (a sinistra il fronte di una generica nave francese, a destra il retro)

Lo scenario per la battaglia di Trafalgar è ora completato dalle schede nel nuovo formato 63x58mm (una carta da gioco) per la flotta combinata franco-spagnola (completa) e per la flotta britannica completa.

Modelli Rod Langton in vendita

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Lo spazio è tiranno. In modo particolare lo spazio in cantina. A causa di questa carenza di spazio sono in vendita 22 modelli di vascelli napoleonici Rod Langton – www.rodlangton.com – montati e dipinti, con sartie e attrezzature. Al prezzo (e al cambio) corrente sono circa 270 euro solo per il modello di nave e relativa velatura (senza contare le basi e le attrezzature). Vendo a 600 euro in blocco. Vuol dire circa 27 euro a modello.

Ogni nave è imbasettata su basetta in poliver trasparente (1mm di spessore) ma è incollata con colla vinilica, quindi si può staccare dalla base con facilità. Aggiungo le basi originali Rod Langton per ogni vascello, già dipinte.
Spedirle è un po’ complicato, posso informarmi. Però saremo a San Marino in occasione di Dadi.com …

Alcune foto si possono vedere qui:

Quelo che segue è ‘elenco dei modelli in vendita (nell’ordine: il codice del modello, la descrizione così come appare sul sito Rod Langton – www.rodlangton.com e la nazionalità della nave):

  • NB1 74 gun common Inghilterra
  • NB2 74 gun common at quarters Inghilterra
  • NB2 74 gun common at quarters Inghilterra
  • NB3 74 gun Middling Inghilterra
  • NB4 74 gun Middling at quarters Inghilterra
  • NB16 36 gun frigate Inghilterra
  • NB22 Royal Sovereign Inghilterra
  • NB25 50 gun (2-deck) Inghilterra
  • NB31 Windsor Castle (98) Inghilterra
  • NB44 Indefatigable (razee’d 64) Inghilterra
  • NF1 64 gun Francia
  • NF1 64 gun Francia
  • NF4 74 gun at quarters Francia
  • NF5 80 gun Francia
  • NF10 120 gun at quarters Francia
  • NS2 64 gun at quarters Spagna
  • NS4 74 gun at quarters Spagna
  • NS4 74 gun at quarters Spagna
  • NS10 112 gun at quarters Spagna
  • NS12 Santissima Trinidad (140) at quarters Spagna
  • NS18 32 gun xebec frigate (Lateen) Spagna
  • SL1 Ship sloop AA (at anchor) Francia

Trafalgar, III parte: lo scenario

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L’ultimo trionfo della vela

La campagna navale del 1805 – 2. la battaglia di Trafalgar

La battaglia di Trafalgar è unica nel suo genere, ultima grande battaglia dell’epoca della vela, fu cercata con tenacia e decisione dalla flotta inglese e dai suoi ammiragli per mesi interi certi che del risultato. D’altro canto fu accettata dal loro principale avversario, l’ammiraglio francese Villeneuve, e dai suoi marinai, come una fatalità a cui tentarono di sottrarsi inutilmente. Fu combattuta con coraggio da entrambi ma la sconfitta degli alleati franco-spagnoli appariva certa agli stessi protagonisti fin dalla primavera del 1805.

Da scaricare in formato PDF: Schede Alleati, Schede Inghilterra, Schede – retro

Il prologo alla battaglia

Al rientro della flotta combinata a Cadice nell’agosto del 1805 Napoleone aveva già deciso di rinunciare all’invasione dell’Inghilterra. I nuovi ordini per la flotta combinata prevedevano che le navi si portassero prima a Napoli e poi a Tolone attaccando il nemico ovunque sia in inferiorità. Nel frattempo Napoleone aveva già in mente di sostituire Villeneuve accusandolo di inerzia e di codardia per non aver avuto il coraggio di affrontare il nemico.

Dopo un primo tentativo il 19 ottobre, la flotta franco-spagnola uscì dalla rada il 20, con molti tra marinai ed ufficiali consci di andare verso uno scontro da cui era impossibile uscire vincitori. Inizialmente gli alleati si diressero verso sud-est, con l’intenzione di passare lo stretto di Gibilterra ed entrare nel Mediterraneo, seguiti da presso dalle fregate della flotta inglese. Per tutta la notte le due squadre avanzarono affiancate nel buio senza avvistarsi.

La mattina successiva la fregata Hermione avvistò la flotta britannica e comunicò all’ammiraglia la consistenza dello schieramento nemico: 27 navi di linea. Villeneuve, forte di 33 vascelli, forse sorprendendo i suoi stessi sottoposti, decise di accettare lo scontro ordinando a tutte le navi di invertire la rotta e di prepararsi alla battaglia. La manovra, compiuta con una leggera brezza, richiese ore per essere eseguita. Al termine la disposizione dei velieri era esattamente l’opposto: chi era all’avanguardia ora si trovava in coda alla linea mentre l’ammiraglio Dumanoir, al momento della partenza in retroguardia, apriva ora lo schieramento.

La flotta inglese fu disposta da Nelson su due linee con l’intento di sfruttare il favorevole vento occidentale per navigare perpendicolarmente alla linea avversaria ed attraversarla scompaginandola: il tocco di Nelson!

Le squadre

Alleati

La flotta alleata franco-spagnola

Inghilterra

Squadra inglese a Trafalgar

La battaglia

Nelson suddivise le navi della flotta inglese in due colonne, una sopravvento, guidata da lui stesso a bordo della Victory; l’altra sottovento, al comando dell’ammiraglio Colligwood a bordo della Royal Sovereign. La Victory espose il segnale che entrò nella storia: England expects that every man will do his duty (L’Inghilterra si aspetta che ogni uomo farà il proprio dovere) e si diresse verso la Santissima Trinidad, Nelson era convinto, infatti, che quella fosse l’ammiraglia nemica. Poco dopo l’ammiraglio Villeneuve innalzò la propria insegna sulla Bucentaure e la Victory deviò leggermente per incunearsi tra la prua della Redoutable e la poppa della Bucentaure, nel tentativo di prendere di infilata proprio quest’ultima.

Fu la Royal Sovereign, ad essere impegnata per prima dal nemico, la nave inglese veleggiò decisa verso l’intervallo tra la Santa Ana e la Fougueux. Il veliero francese tirò per primo, più volte, senza riuscire a fermare la possente 100 cannoni avversaria. Poco dopo entrò in azione anche la linea sopravvento.

La tattica di Nelson funzionò alla perfezione, la linea alleata fu spezzata in tre tronconi dalle navi britanniche con l’avanguardia, al comando dell’ammiraglio Dumanoir, che non seppe, o non volle, invertire la rotta celermente in modo da soccorrere il resto della flotta. In questo modo gli inglesi si erano creati una situazione di superiorità numerica ed in favore di vento. Le navi alleate, per potersi difendere, non potevano dirigersi verso il nemico, controvento, ma solo continuare dritte o, peggio, poggiare verso la costa offrendo la poppa al nemico.

Il combattimento era senza speranza, una ad una le navi francesi e spagnole, molte delle quali si batterono coraggiosamente, furono costrette ad ammainare la bandiera impossibilitate a continuare il combattimento per le elevate perdite subite. Alle 16.30 circa l’Achille, duramente colpita da Swiftsure e Polyphemus, esplose segnando, in un certo senso, la fine della battaglia.

I francesi persero otto navi affondate o catturate lo stesso giorno della battaglia, gli spagnoli ben dieci. Una tempesta che imperversò al largo della costa spagnola nei giorni seguenti ed un maldestro tentativo alleato di riconquistare alcune delle navi perdute provocò la perdita di altri cinque vascelli francesi e due spagnoli, per un totale di 22 su 33 schierate in battaglia. Per contro gli inglesi non persero nessuna nave.

In pratica Trafalgar cancellò la potenza navale francese e spagnola e segnò l’inizio di un predominio britannico sul mare che sarebbe durato per più di un secolo. L’invasione dell’Inghilterra era adesso impossibile, la flotta inglese aveva costretto gli eserciti napoleonici sul continente! Fu anche l’ultima grande battaglia navale a vela e, paradossalmente, anche l’ultima, ed unica, applicazione della tattica di attraversare la linea avversaria.

Fonti

  • Autori vari – The Trafalgar Companion – 2005, Osprey Publishing
  • Chandler, D. – Le campagne di Napoleone, Vol. I – 1992, BUR
  • Chartrand, R. – Napoleon’s sea soldiers – 1990, Osprey Publishing
  • Coleman, T. – Nelson, l’uomo che sconfisse Napoleone – 2003, Mondatori
  • Haythornthwaite, P. – Nelson’s Navy – 1993, Osprey Publishing
  • Martinelli, R. (a cura di) – Il volo delle Aquile – 2007, Ministero per I Beni e le Attività culturali
  • O’Neill, R.; O’Brian, P. – Navy – 2003, Salamandre Book
  • Zatterin, M. – Trafalgar, la battaglia che fermò Napoleone – 2005, Rizzoli.

La battaglia di Capo Finisterre

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Il 22 luglio, nelle acque a nord-ovest della Spagna, la flotta combinata (composta di venti vascelli) di ritorno dalle Indie occidentali incappò nella squadra dell’ammiraglio Calder forte di quindici navi di linea. Lo scontro che ne seguì per gli inglesi prese il nome di Calder’s Action  mentre i francesi lo chiamarono la battaglia dei Quindici-venti, dal numero dei vascelli di linea impegnati.

Da scaricare in formato PDF: Schede AlleatiSchede InghilterraSchede – retro

Domenica 20 settembre lo scenario sarà presentato (e giocato!) a Roma Gioca 2015.

La squadra inglese era composta dalle navi di linea Prince of Wales (98 cannoni, l’ammiraglia), Glory (98), Barfleur (98), Windsor Castle (98), Malta (80), Thunderer (74), Hero (74), Repulse (64), Defiance (74), Ajax (74), Warrior (74), Dragon (74), Triumph (74), Agamemnon (64) e Raisonnable (74), accompagnate dalle fregate Egyptienne e Sirius.

La flotta inglese e Capo Finisterre
La flotta inglese e Capo Finisterre

La flotta combinata poteva schierare cinque vascelli in più: Argonauta (80 cannoni, ammiraglia della squadra spagnola), Terrible (74), América (64), España (64), San Rafael (80), Firma (74), Pluton (74), Mont Blanc (74), Atlas (74), Berwick (74), Neptune (80), Bucentaure (80, l’ammiraglia), Formidable (80), Intrépide (74), Scipion (74), Swiftsure (74), Indomptable (80), Aigle (74), Achille (74) e Algésiras (74) a cui si aggiungevano sette fregate.

La flotta franco-spagnola a Capo Finisterre
La flotta franco-spagnola a Capo Finisterre

Il primo avvistamento della flotta combinata avvenne nel corso della mattinata del 22 luglio ma una fitta nebbia, che si apriva solo a tratti, ed il vento quasi assente impedirono un vero e proprio combattimento. Gli alleati iniziarono a disporsi in formazione di battaglia con incredibile lentezza: le navi spagnole guidavano la linea, seguite da quelle francesi. La giornata trascorse in un lento susseguirsi di movimenti tra la nebbia, cercando di portarsi a distanza di tiro dal nemico, fino al tardo pomeriggio quando la linea franco-spagnola manovrò in modo da seguire una rotta parallela a quella del nemico ed i vascelli in testa alle rispettive linee di battaglia aprirono il fuoco gli uni contro gli altri.

Lo schieramento iniziale delle due flotte
Lo schieramento iniziale delle due flotte

La scarsa visibilità trasformò rapidamente la battaglia in un confuso combattimento in cui le tre navi spagnole di testa, San Rafael, España e Firma, furono le prime, e per lungo tempo le sole, ad essere impegnate dal nemico in soprannumero senza che le navi francesi in coda riuscissero ad intervenire in loro aiuto. Solo l’España riuscì a sfuggire all’accerchiamento mentre le altre due caddero in mani nemiche. Il mancato, o scarso, apporto francese alla battaglia portò a dissapori tra gli alleati ed i rapporti tra spagnoli e francesi, già incerti, si deteriorarono vieppiù.

Il calar della notte interruppe lo scontro. Oltre alle due navi catturate dal nemico gli alleati ebbero cinque navi danneggiate più o meno gravemente. Da parte inglese la Windsor Castle subì gravi danni così come l’Agamennon e la Malta che persero un albero.

 

Nei due giorni successivi le squadre avversarie si cercarono senza trovarsi ed il 24 luglio Villeneuve si trovò sopravvento alla squadra avversaria ma non ebbe la decisione necessaria per dare battaglia ed il 25 luglio entrambi i comandanti decisero di rompere il contatto ritirandosi; questa scelta costò a Calder la corte marziale.

La flotta combinata riparò a Vigo e successivamente, il primo agosto, a El Ferrol da dove ripartì il 13 dello stesso mese. Durante la navigazione verso occidente le vedette segnalarono alcune vele in direzione opposta: si trattava delle navi amiche dell’ammiraglio Allemand, partito da Rochefort dopo che gli inglesi avevano tolto il blocco per ricongiungersi con la flotta combinata. Né Allemand, né Villeneuve, preoccupati dalla possibilità di incontrare forze nemiche superiori, seppero riconoscere le navi amiche e quindi la flotta franco-spagnola si diresse verso Cadice dove arrivò il 21 agosto.

Nel frattempo la storia stava prendendo un altro corso. La Terza Coalizione minacciava la Francia e l’Imperatore, alla fine di quel mese di agosto, aveva già deciso di rinunciare all’invasione dell’Inghilterra e stava pianificando quella che sarebbe diventata la trionfale campagna di Ulm ed Austerlitz.

Trafalgar, II parte: Condizioni di vittoria

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Il regolamento Signal Close Action, pur completo e facile da apprendere soprattutto nella sua versione Fast Play, non prevede condizioni di vittoria. In altre parole, i giocatori possono continuare a combattere fino all’ultimo uomo dell’ultima nave (piuttosto irrealistico, ovviamente), con il risultato che spesso sono i giocatori di una parte che a un certo punto della partita si arrendono considerando impossibile continuare la lotta.

Qui di seguito si suggerisce un possibile meccanismo per decidere quando una delle due flotte coinvolte nella battaglia è costretta a interrompere il combattimento per cercare di salvare il salvabile. Questo meccanismo sarà usato nella ricostruzione della battaglia di Trafalgar del prossimo ottobre.

Morale della flotta

Il morale della flotta misura l’efficacia dell’intera flotta e la sua capacità di continuare a combattere, è calcolato all’inizio della partita sommando algebricamente il punteggio di ciascuna nave e il morale di tutti gli equipaggi e prendendo il 40% di questa cifra (arrotondare per eccesso).

Nel corso della battaglia il morale si aggiorna via via in seguito ai successi e agli insuccessi delle navi della flotta. Si possono utilizzare segnalini di tipo qualsiasi per tenere conto del morale della flotta, meglio se contenuti all’interno di un contenitore opaco per nasconderlo al nemico.

Per la precisione, nel corso della partita il morale della flotta si aggiorna ogni qualvolta:

  • una nave della flotta è costretta al test del morale, il morale della flotta è diminuito di 1 (si toglie un segnalino dal totale);
  • una nave della flotta si arrende o è catturata dal nemico, si sottrae al morale della flotta il punteggio della nave (si toglie un numero di segnalini pari al punteggio della nave);
  • una nave della flotta affonda o esplode, si sottrae al morale della flotta il doppio del punteggio della nave (si toglie un numero di segnalini pari al doppio del punteggio);
  • una nave nemica è catturata e portata in salvo fuori dal tavolo di gioco oppure è affondata o, ancora, esplode, si aggiunge al morale della flotta metà del punteggio della nave arrotondato per eccesso (e si aggiunge un numero di segnalini pari alla metà del valore della nave catturata o affondata).

Se in un qualsiasi momento il morale della flotta raggiunge il valore zero (o meno) allora l’intera flotta ha un cedimento del morale, tutte le navi in grado di farlo devono manovrare per cercare di raggiungere il bordo del tavolo e fuggire quanto prima possibile. Se una nave della flotta che ha avuto un cedimento del morale raggiunge il bordo del tavolo non si spostano tutte le navi per consentire di proseguire il gioco come di consueto ma al contrario la nave è considerata in salvo e rimossa dal gioco.

In ogni caso la flotta che ha un cedimento del morale per prima è considerata sconfitta.

Capo Finsterre
La linea inglese nella battaglia di capo Finisterre (dallo scenario presentato a Dadi.com 07 dalla Lu(ri)doteca). I modelli delle navi sono in scala 1:1200 di Rod Langton.

La seconda battaglia di Punta della Maestra

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Un tragico pomeriggio

Il settore settentrionale dell’Adriatico continua a essere il centro nevralgico di questa campagna. Nelle acque intorno a Punta della Maestra si è consumata l’ennesima tragedia. Gli italiani hanno perso l’intera squadra di incrociatori formata dalla Regina Elena e dal Vittorio Emanuele, che si è inabissato in poco più di un quarto d’ora con lo scafo squarciato dai colpi delle navi austro-ungariche, giusto prima che una squadra di cacciatorpediniere lo finisse a colpi di siluro.

Da parte loro la Imperiale e Regia Marina lamenta la perdita della Zrinyi, nave da battaglia della fine del secolo precedente ma potente e ben armata, colpita e affondata, dopo una lunga agonia, dalle artiglierie del Vittorio Emanuele che prima di inabissarsi ha vendicato la propria fine.

Situazione alto adriatico
La situazione nell’alto Adriatico nel pomeriggio del primo agosto 1915.

L’attacco alla Teghettof

Un poco più a nord, in vista della costa veneta, due gruppi di motosiluranti della Regia Marina hanno attaccato la Teghettof che lentamente sta ancora cercando di raggiungere il porto di Trieste e con esso l’agognata salvezza. Lo scontro, protrattosi per quasi un’ora non ha avuto esito alcuno. Solo per un attimo uno dei siluri italiani sembrava avesse colpito lo scafo della corazzata nemica ma si è trattato solo di un’illusione: la Teghettof è ancora in navigazione!

La situazione

A questo punto la situazione nella campagna vede ancora in vantaggio l’Austria-Ungheria anche se gli italiani hanno recuperato qualcosa. La situazione, però, è ancora fluida, visto che una potente squadra italiana è appena arrivata in vista del porto di Zara!

adriatico12

Trafalgar: un progetto

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La ricostruzione di Trafalgar nel 210° anniversario della battaglia

Questa volta invece che del racconto di un’attività si tratta di un annuncio, di un progetto: la ricostruzione della battaglia di Trafalgar con sessanta vascelli di linea, tutti quelli che presero parte allo scontro, in scala 1:3000 con i modelli della Forged In Battle su un tavolo che, presumibilmente, sarà di tre metri per due! La scelta di rinunciare alla classica scala 1:1200, con la quale abbiamo già realizzato parte di Trafalgar e capo Finisterre negli anni passati, è per certi versi obbligata se si vuole giocare l’intera battaglia. In scala 1:1200 i trenta vascelli franco-spagnoli in linea richiederebbero almeno quattro metri di tavolo di gioco (solo per sistemare i modelli sul tavolo)!

Abbiamo intenzione di giocare la simulazione in prossimità proprio dell’anniversario, il prossimo ottobre, nella prima settimana del mese.

Le navi di terza classe britanniche Ajax e Leviathan
Le navi di terza classe britanniche Ajax e Leviathan in scala 1:3000 già realizzate

Il regolamento

Da anni giochiamo Signal Close Action nella versione ibrida della Lu(ri)doteca (il Fast Play con l’aggiunta di alcune regole del fratello maggiore) ma l’idea è di usare l’estate per qualche test di regolamenti differenti. Le prove di Kiss Me Hardy, dei Too Fat Lardies non hanno riscosso un eccessivo entusiasmo in associazione quindi siamo alla ricerca di qualcosa di diverso. Vedremo nei prossimi mesi.

L’articolo

In occasione dello scenario presentato a Dadi.com 2007 fu pubblicato un articolo su Dadi e Piombo n. 32 che potete leggere seguendo questo collegamento. Racconta la campagna dell’estate del 1805 e le due battaglie di capo Finisterre e di capo Trafalgar e riporta gli scenari per Signal Close Action.

Qualche foto dello scenario presentato a Dadi.com si possono vedere qui (le foto sono di Isabella Grassucci), mentre seguendo quest’altro collegamento si trovano le foto della simulazione di una parte di Trafalgar giocata a Latina nel 2007. In entrambi i casi le navi erano in scala 1:1200 di Rod Langton.

 

 

La battaglia di Punta della Maestra

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La trappola è scattata

Sono le 15.00 del primo agosto 1915, la squadra navale della Regia Marina Italiana composta dagli incrociatori Regina Elena e Vittorio Emanuele, dai cacciatorpediniere Ardente e Indomito e da due flottiglie di motosiluranti avvista al largo di Punta della Maestra gli incrociatori austro-ungarici Sankt Georg e Kaiser Karl VI, scortati dai cacciatorpediniere Triglav e Orien. I comandanti italiani hanno il preciso ordine di dirigersi a nord verso Venezia per intercettare la nave da battaglia Teghettof, gravemente danneggiata dalle batterie costiere poste a difesa della città lagunare e le manovre della squadra nemica, per altro inferiore come stazza e come armamento, non sembrano altro che un tentativo di rallentare la navigazione delle navi italiane.

In realtà si tratta di una trappola, attentamente pianificata dal comando imperiale nelle ore precedenti la battaglia. Il Sankt Georg e Kaiser Karl VI hanno l’ordine di attaccare, pur in inferiorità, per permettere a una seconda squadra austriaca, ben più poderosa, di intercettare e ingaggiare gli incrociatori italiani.

Gli austriaci svolgono magnificamente l compito loro assegnato, danneggiando  caccia di scorta e trascinando in uno scontro di artiglieria che si prolunga per oltre un’ora i due incrociatori italiani. Danneggiati, il Sankt Georg e Kaiser Karl VI manovrano per sfuggire al nemico che, attratto dalla possibilità di una vittoria clamorosa, si fa trascinare verso oriente, giusto nella direzione da cui, improvvisamente, si scorgono, inattese, quattro navi austro-ungariche. In un attimo la battaglia, finora favorevole ai colori italiani, si trasforma in tragedia.

Le corazzate austro-ungariche Zrinyi e Radetzky
Le corazzate austro-ungariche Zrinyi e Radetzky protagoniste della battaglia di Punta della Maestra

Due possenti salve della Zrinyi e della Radetzky sono sufficienti per squarciare lo scafo dell’incrociatore Regina Elena e provocare un pericoloso incendio nel deposito munizioni della nave italiana che, inclinatasi su un fianco, inizia ad affondare con una lunga agonia mentre il Vittorio Emanuele si allontana inseguito dalle navi imperiali.

La situazione

La situazione della campagna, dopo un inizio favorevole allo schieramento italiano, vede ora vincente la Imperiale e regia marina da guerra (vedere la tabella con il punteggio qui di seguito) anche se il pericolo che corre la Tegetthof potrebbe di nuovo far cambiare direzione alla partita!

Punteggio della campagna
Punteggio aggiornato dopo la battaglia di Punta della Maestra

Una mattina di guerra

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Le ore della mattina del primo di agosto 1915 hanno visto parecchie azioni navali nell’Adriatico settentrionale. Qui riportiamo un breve report per alcune di esse.

Attacco al Bothwell

All’alba due flottiglie di motosiluranti austro-ungariche sorprendono il cargo Bothwell, privo di scorta, nelle acque antistanti Punta della Maestra, poco a sud di Chioggia. La battaglia è violenta e rapida e il cargo inglese più e più volte elude gli attacchi delle small craft nemiche difendendosi egregiamente con l’unico cannone da 4.7″ danneggiando due torpediniere austro-ungariche. Dopo mezz’ora di battaglia nessun siluro ha colpito il cargo che ha potuto allontanarsi verso il porto di Chioggia senza danni.

Affondamento del Bothwell

Ormai individuato dalla marina avversaria il Bothwell non ha avuto vita facile.

Appena sfuggito alle motosiluranti austro-ungariche è stato avvistato e attaccato dalla nave da battaglia Tegetthof. Due sole salve della corazzata sono state sufficienti, uno dei proiettili da 12″ ha centrato in pieno il deposito munizioni e la nave inglese è saltata in aria con un boato affondando in breve tempo proprio in vista della salvezza.

Bombardamento del porto di Venezia

Risalendo la costa italiana verso settentrione la Tegetthof ha raggiunto il porto di Venezia ingaggiando un duro scontro a fuoco con le batterie da 15″ e 12″ poste a difesa della rada e delle attrezzature portuali.

La battaglia si è prolungata per ben tre ore, tra il frastuono delle artiglierie e il fumo degli incendi. Al termine le torrette della batteria San Marco, posta sul litorale del Cavallino appaiono ormai inutilizzabili, distrutte dal tiro nemico. Anche la batteria Amalfi, a Punta Sabbioni, ingaggiato il nemico, subisce gravi danni (la centrale di tiro è distrutta). Da parte loro gli austriaci abbandonano le acque di Venezia da vincitori ma con la Tegetthof gravemente danneggiata, diretta ora verso il porto amico di Trieste.

Punteggio campagna
Il punteggio della campagna navale in Adriatico aggiornato alla mattina del primo di agosto 1915.

Scontro a sorpresa

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Mare Adriatico, al largo di Senigallia

01.08.1915 ore 05.00

Il cielo è chiaro a oriente, verso la Dalmazia e la costa balcanica. I tre incrociatori Saida, Helgoland e Novara incrociano a venti miglia dalle spiagge delle Marche. Solo il monotono rumore delle macchine rompe il silenzio, carico di attesa.

D’un tratto un urlo! Un siluro, uno solo, è diretto contro la nave in testa alla squadra. Non c’è tempo di evitarlo, un boato squarcia le tenebre che ancora indugiano sull’Adritico. Il Saida è colpito e imbarca acqua, si inclina di 10 gradi a dritta e deve rallentare, troppo piano per sfuggire al nemico se venisse scoperto. Il sommergibile italiano Torricelli, in agguato nella notte, ha sorpreso la squadra austro-ungarica e ha avuto il tempo di lanciare una salva di siluri prima di venire avvistato a sua volta. Ora c’è solo un modo per salvare la nave, tornare in porto prima che gli italiani si accorgano di questo vascello ferito.

Non c’è nemmeno il tempo per calcolare una rotta che dall’oscurità che ancora avvolge l’orizzonte a occidente si materializza una forte squadra avversaria: le corazzate Regina Elena e Vittorio Emanuele, scortate dai caccia torpediniere Ardente e Indomito e da due flottiglie di veloci motosiluranti avanzano a tutta forza per intercettare il nemico.

Alessandro Di Stasio e Fabio Aceto
Questa rara immagine d’epoca ritrae due degli ammiragli della Regia marina italiana soddisfatti dopo la vittoria nella battaglia di Senigallia (a sinistra Alessandro Di Stasio, a destra Fabio Aceto).

A 10.000 metri la Regina Elena apre il fuoco con la sua torretta da 300mm sul Saida che viene pesantemente colpito, le sue artiglierie costrette al silenzio e lo scafo squarciato. La nave non è più governabile e di li a poco affonderà. L’artiglieria delle Regina Elena e del Vittorio Emanuele sono ora puntate contro gli altri due incrociatori: Helgoland e Novara, che non hanno la potenza di fuoco sufficiente per controbattere e dopo un vano tentativo di colpire il Torricelli (che aveva avuto il tempo di lanciare una seconda salva di siluri, senza esito) abbandonano la lotta dirigendosi a est abbandonando ufficiali e marinai del Saida alla loro sorte.

In questa complicata partita a scacchi in Adriatico il primo successo arride agli italiani!

Giovanni Brancaccio e Alessandro Di Stasio
Ancora una foto d’epoca: Giovanni Brancaccio (a sinistra) e Alessandro Di Stasio comandavano la squadra italiana a Senigallia.