Fleet Action Imminent – Lu(ri)doteca

Categoria: Fleet Action Imminent

La seconda battaglia di Punta della Maestra

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Un tragico pomeriggio

Il settore settentrionale dell’Adriatico continua a essere il centro nevralgico di questa campagna. Nelle acque intorno a Punta della Maestra si è consumata l’ennesima tragedia. Gli italiani hanno perso l’intera squadra di incrociatori formata dalla Regina Elena e dal Vittorio Emanuele, che si è inabissato in poco più di un quarto d’ora con lo scafo squarciato dai colpi delle navi austro-ungariche, giusto prima che una squadra di cacciatorpediniere lo finisse a colpi di siluro.

Da parte loro la Imperiale e Regia Marina lamenta la perdita della Zrinyi, nave da battaglia della fine del secolo precedente ma potente e ben armata, colpita e affondata, dopo una lunga agonia, dalle artiglierie del Vittorio Emanuele che prima di inabissarsi ha vendicato la propria fine.

Situazione alto adriatico
La situazione nell’alto Adriatico nel pomeriggio del primo agosto 1915.

L’attacco alla Teghettof

Un poco più a nord, in vista della costa veneta, due gruppi di motosiluranti della Regia Marina hanno attaccato la Teghettof che lentamente sta ancora cercando di raggiungere il porto di Trieste e con esso l’agognata salvezza. Lo scontro, protrattosi per quasi un’ora non ha avuto esito alcuno. Solo per un attimo uno dei siluri italiani sembrava avesse colpito lo scafo della corazzata nemica ma si è trattato solo di un’illusione: la Teghettof è ancora in navigazione!

La situazione

A questo punto la situazione nella campagna vede ancora in vantaggio l’Austria-Ungheria anche se gli italiani hanno recuperato qualcosa. La situazione, però, è ancora fluida, visto che una potente squadra italiana è appena arrivata in vista del porto di Zara!

adriatico12

La battaglia di Punta della Maestra

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La trappola è scattata

Sono le 15.00 del primo agosto 1915, la squadra navale della Regia Marina Italiana composta dagli incrociatori Regina Elena e Vittorio Emanuele, dai cacciatorpediniere Ardente e Indomito e da due flottiglie di motosiluranti avvista al largo di Punta della Maestra gli incrociatori austro-ungarici Sankt Georg e Kaiser Karl VI, scortati dai cacciatorpediniere Triglav e Orien. I comandanti italiani hanno il preciso ordine di dirigersi a nord verso Venezia per intercettare la nave da battaglia Teghettof, gravemente danneggiata dalle batterie costiere poste a difesa della città lagunare e le manovre della squadra nemica, per altro inferiore come stazza e come armamento, non sembrano altro che un tentativo di rallentare la navigazione delle navi italiane.

In realtà si tratta di una trappola, attentamente pianificata dal comando imperiale nelle ore precedenti la battaglia. Il Sankt Georg e Kaiser Karl VI hanno l’ordine di attaccare, pur in inferiorità, per permettere a una seconda squadra austriaca, ben più poderosa, di intercettare e ingaggiare gli incrociatori italiani.

Gli austriaci svolgono magnificamente l compito loro assegnato, danneggiando  caccia di scorta e trascinando in uno scontro di artiglieria che si prolunga per oltre un’ora i due incrociatori italiani. Danneggiati, il Sankt Georg e Kaiser Karl VI manovrano per sfuggire al nemico che, attratto dalla possibilità di una vittoria clamorosa, si fa trascinare verso oriente, giusto nella direzione da cui, improvvisamente, si scorgono, inattese, quattro navi austro-ungariche. In un attimo la battaglia, finora favorevole ai colori italiani, si trasforma in tragedia.

Le corazzate austro-ungariche Zrinyi e Radetzky
Le corazzate austro-ungariche Zrinyi e Radetzky protagoniste della battaglia di Punta della Maestra

Due possenti salve della Zrinyi e della Radetzky sono sufficienti per squarciare lo scafo dell’incrociatore Regina Elena e provocare un pericoloso incendio nel deposito munizioni della nave italiana che, inclinatasi su un fianco, inizia ad affondare con una lunga agonia mentre il Vittorio Emanuele si allontana inseguito dalle navi imperiali.

La situazione

La situazione della campagna, dopo un inizio favorevole allo schieramento italiano, vede ora vincente la Imperiale e regia marina da guerra (vedere la tabella con il punteggio qui di seguito) anche se il pericolo che corre la Tegetthof potrebbe di nuovo far cambiare direzione alla partita!

Punteggio della campagna
Punteggio aggiornato dopo la battaglia di Punta della Maestra

Una mattina di guerra

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Le ore della mattina del primo di agosto 1915 hanno visto parecchie azioni navali nell’Adriatico settentrionale. Qui riportiamo un breve report per alcune di esse.

Attacco al Bothwell

All’alba due flottiglie di motosiluranti austro-ungariche sorprendono il cargo Bothwell, privo di scorta, nelle acque antistanti Punta della Maestra, poco a sud di Chioggia. La battaglia è violenta e rapida e il cargo inglese più e più volte elude gli attacchi delle small craft nemiche difendendosi egregiamente con l’unico cannone da 4.7″ danneggiando due torpediniere austro-ungariche. Dopo mezz’ora di battaglia nessun siluro ha colpito il cargo che ha potuto allontanarsi verso il porto di Chioggia senza danni.

Affondamento del Bothwell

Ormai individuato dalla marina avversaria il Bothwell non ha avuto vita facile.

Appena sfuggito alle motosiluranti austro-ungariche è stato avvistato e attaccato dalla nave da battaglia Tegetthof. Due sole salve della corazzata sono state sufficienti, uno dei proiettili da 12″ ha centrato in pieno il deposito munizioni e la nave inglese è saltata in aria con un boato affondando in breve tempo proprio in vista della salvezza.

Bombardamento del porto di Venezia

Risalendo la costa italiana verso settentrione la Tegetthof ha raggiunto il porto di Venezia ingaggiando un duro scontro a fuoco con le batterie da 15″ e 12″ poste a difesa della rada e delle attrezzature portuali.

La battaglia si è prolungata per ben tre ore, tra il frastuono delle artiglierie e il fumo degli incendi. Al termine le torrette della batteria San Marco, posta sul litorale del Cavallino appaiono ormai inutilizzabili, distrutte dal tiro nemico. Anche la batteria Amalfi, a Punta Sabbioni, ingaggiato il nemico, subisce gravi danni (la centrale di tiro è distrutta). Da parte loro gli austriaci abbandonano le acque di Venezia da vincitori ma con la Tegetthof gravemente danneggiata, diretta ora verso il porto amico di Trieste.

Punteggio campagna
Il punteggio della campagna navale in Adriatico aggiornato alla mattina del primo di agosto 1915.

Scontro a sorpresa

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Mare Adriatico, al largo di Senigallia

01.08.1915 ore 05.00

Il cielo è chiaro a oriente, verso la Dalmazia e la costa balcanica. I tre incrociatori Saida, Helgoland e Novara incrociano a venti miglia dalle spiagge delle Marche. Solo il monotono rumore delle macchine rompe il silenzio, carico di attesa.

D’un tratto un urlo! Un siluro, uno solo, è diretto contro la nave in testa alla squadra. Non c’è tempo di evitarlo, un boato squarcia le tenebre che ancora indugiano sull’Adritico. Il Saida è colpito e imbarca acqua, si inclina di 10 gradi a dritta e deve rallentare, troppo piano per sfuggire al nemico se venisse scoperto. Il sommergibile italiano Torricelli, in agguato nella notte, ha sorpreso la squadra austro-ungarica e ha avuto il tempo di lanciare una salva di siluri prima di venire avvistato a sua volta. Ora c’è solo un modo per salvare la nave, tornare in porto prima che gli italiani si accorgano di questo vascello ferito.

Non c’è nemmeno il tempo per calcolare una rotta che dall’oscurità che ancora avvolge l’orizzonte a occidente si materializza una forte squadra avversaria: le corazzate Regina Elena e Vittorio Emanuele, scortate dai caccia torpediniere Ardente e Indomito e da due flottiglie di veloci motosiluranti avanzano a tutta forza per intercettare il nemico.

Alessandro Di Stasio e Fabio Aceto
Questa rara immagine d’epoca ritrae due degli ammiragli della Regia marina italiana soddisfatti dopo la vittoria nella battaglia di Senigallia (a sinistra Alessandro Di Stasio, a destra Fabio Aceto).

A 10.000 metri la Regina Elena apre il fuoco con la sua torretta da 300mm sul Saida che viene pesantemente colpito, le sue artiglierie costrette al silenzio e lo scafo squarciato. La nave non è più governabile e di li a poco affonderà. L’artiglieria delle Regina Elena e del Vittorio Emanuele sono ora puntate contro gli altri due incrociatori: Helgoland e Novara, che non hanno la potenza di fuoco sufficiente per controbattere e dopo un vano tentativo di colpire il Torricelli (che aveva avuto il tempo di lanciare una seconda salva di siluri, senza esito) abbandonano la lotta dirigendosi a est abbandonando ufficiali e marinai del Saida alla loro sorte.

In questa complicata partita a scacchi in Adriatico il primo successo arride agli italiani!

Giovanni Brancaccio e Alessandro Di Stasio
Ancora una foto d’epoca: Giovanni Brancaccio (a sinistra) e Alessandro Di Stasio comandavano la squadra italiana a Senigallia.

Partita la campagna!

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Finalmente! La campagna navale in Adriatico, la seconda organizzata dalla Lu(ri)doteca, è iniziata ieri sera. Sono schierati con la Regia Marina Italiana Fabio Aceto, Alessandro Di Stasio e Giovanni Brancaccio. Contro di loro, a controllare le navi e gli aerei austro-ungarici Massimo Petrini, Antonio Gaudino.

Dopo alcuni preparativi si sono giocate le prime tre ore di campagna, senza avvistamenti degni di nota a parte l’intensa attività dei sommergibili italiani nel nord dell’Adriatico, tra Venezia e Ancona, e le missioni esplorative delle motosiluranti austriache che, temerariamente, si sono spinte fino all’imbocco del porto di venezia.

Correzioni regolamentari

Un piccolo aggiustamento regolamentare alla luce di quanto successo nella prima serata di gioco (questo paragrafo va a integrare quanto esposto nel post relativo alle regole della campagna).

Se nel corso di un turno di campagna due o più squadre nemiche si trovano nella zona di pattugliamento di un sommergibile (in missione di perlustrazione, per l’appunto) il giocatore che controlla il sommergibile ha un solo tentativo di attacco a disposizione ogni turno, verso un bersaglio a sua scelta.

In altre parole, se nella zone pattugliata dal sommergibile ci sono, per esempio, tre squadre nemiche, il giocatore deve indicare l’obiettivo del suo tentativo di attacco: una delle tre squadre. Nel turno successivo, nel caso tutte o alcune delle stesse squadre fossero ancora nella sua zone di competenza, il giocatore può tentare un nuovo attacco, verso lo stesso bersaglio o verso un bersaglio diverso.

Stati maggiori
Gli stati maggiori delle due marine impegnate in Adriatico (a sinistra la Regia Marina Italiana, a destra la Imperiale e Regia Marina Austro-Ungarica). Non si vede Antonio Gaudino impegnato a scattare la foto.

Campagna navale in Adriatico: le regole

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Mancano poco più di ventiquattro ore all’inizio della campagna, è il momento giusto per specificare alcune regole che vanno ad aggiungersi a quelle di Fleet Action Imminent per la campagna (in modo particolare per poterla giocare senza la necessità di un arbitro.

Preparazione

La campagna ha inizio alla mezzanotte del 1 agosto 1915. Ci sono due fazioni in campo: gli imperi centrali (per quello che riguarda la nostra campagna sono Germania e Austro-ungheria) e gli alleati (in questa campagna Italia e Gran Bretagna).

I giocatori di ogni fazione si dividono le squadre navali e aeree e decidono i porti dove sistemarle all’inizio della campagna. Il porto di assegnazione va riportato nel primo foglio ordini. Ogni fazione prende una carta Missione.

Primo turno di gioco

Ogni giocatore scrive gli ordini per le proprie squadre (sia che si tratti di divisioni navali che di squadroni aerei, in quest’ultimo caso, ovviamente, la formazione in cui schierare le navi è inutile) a partire dalle ore 00.00 del 1 agosto 1915 e per le otto ore successive. All’inizio ogni divisione navale e ogni squadrone aereo deve trovarsi in un porto. A ogni squadra è assegnato un segnalino e il numero corrispondente è riportato, in evidenza, sul corrispondente foglio ordini.

Una volta che tutti i giocatori hanno scritto i propri ordini si sistemano sulla mappa i segnalini alcuni dei quali rappresentano le squadre mentre altri sono fittizi, falsi, servono solo per ingannare il nemico. I primi, quelli effettivi, sono sistemati come da foglio ordini mentre gli altri, quelli falsi, possono essere schierati in un qualsiasi porto. Ogni giocatore ha a disposizione un numero di segnalini pari al doppio delle squadre (aeree o navali) che controlla.

A questo punto si inizia a muovere le squadre sulla mappa secondo quanto ordinato per la prima ora. Il movimento è considerato contemporaneo e quindi può essere eseguito in qualsiasi ordine. Al termine della prima ora si controlla se qualche squadra è stata avvistata.

Turni successivi

Si procede come descritto in precedenza, le squadre manovrano come da ordini e al termine di ogni ora si controllano gli avvistamenti.

Avvistamenti

Gli avvistamenti sono risolti come da regolamento con alcune differenze. Se un segnalino avvista un segnalino avversario il giocatore che controlla quest’ultimo deve dichiarare se si tratta di un segnalino effettivo (quindi è stata avvistata una divisione o uno squadrone) oppure è semplicemente un segnalino fittizio. Nel primo caso rivela la composizione della squadra come da regolamento, in caso contrario elimina il segnalino. Il segnalino eliminato può essere risistemato, a partire dal turno successivo, in un qualsiasi porto della stessa fazione.

Nel caso l’avvistamento sia contemporaneo si procede come segue: i due giocatori dichiarano, contemporaneamente, se il proprio segnalino è effettivo o falso. A questo punto si possono presentare tre casi:

  • entrambi i segnalini sono falsi, sono eliminati ma possono essere re-impiegati come descritto in precedenza;
  • entrambi i segnalini rappresentano effettivamente una squadra, si risolve l’avvistamento come da regolamento;
  • uno dei segnalini è falso, è eliminato immediatamente (e può essere riutilizzato) ma il giocatore avversario non rivela nulla sulla propria squadra e, se ha ancora segnalini disponibili, può sovrapporre un nuovo segnalino (fittizzio, ovviamente) che potrà muovere nei turni successivi per non rivelare al nemico la rotta della propria squadra.

Una squadra avvistata dal nemico può tornare invisibile. In questo caso il giocatore che la controlla pone nello stesso esagono un nuovo segnalino (fittizio, ovviamente). A quel punto può muovere i due segnalini come di consueto, uno indipendentemente dall’altro per nascondere la rotta della propria squadra al nemico.

Ordini

Chi incontra o avvista un nemico può cambiare ordini alla squadra che ha avvistato immediatamente, i nuovi ordini diventa operativi dall’ora successiva. Un avvistamento è comunicato in due ore a tutte le squadre della stessa fazione, dopo due ore i giocatori di quella fazione possono cambiare ordini a tutte le squadre che controllano. Attenzione, è bene specificare che le squadre che avvistano possono cambiare ordini, le squadre che vengono avvistate no, a meno che non avvistino a loro volta!

Zone minate

Quando un segnalino attraversa una zona minata il giocatore che ha minato deve avvisare l’avversario che deve risolvere l’attraversamento determinando gli eventuali danni, senza però comunicare se si tratta di una vera squadra navale o solo un segnalino fittizio né i danni che le proprie navi hanno eventualmente subito.

Corazzate

Le corazzate della Regia Marina Italiana e della Imperiale e Regia Marina Austro-ungarica erano reputate dai rispettivi comandi come preziose per mantenere una minaccia credibile per il nemico. Nel corso della guerra, infatti, furono impiegate pochissimo e quasi mai uscirono dai porti in cui si erano rifugiate.

Per questo motivo se una fazione perde una corazzata allora le restanti della stessa marina devono riparare in un porto a scelta del giocatore che le controlla e devono rimanere in porto per il resto della campagna. Possono uscire dal porto solo se direttamente minacciate (per esempio, se il nemico bombarda il porto in cui si trova la corazzata).

Incrociatori pesanti

Incrociatori pesanti britannici e tedeschi possono manovrare, in battaglia (non in campagna), come una divisione indipendente composta da una sola nave se il giocatore lo desidera. Questo per simulare la maggiore capacità di manovra e la migliore esperienza dei marinai inglesi e tedeschi rispetto alle marine italiana e austro-ungarica.

Marina germanica

Nell’agosto del 1915 l’Italia non era in guerra con la Germania, per cui navi italiane e tedesche non possono combattere una contro l’altra!

Campagna navale in Adriatico

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Commemoriamo a modo nostro l’inizio della Grande Guerra per l’Italia (centenario che cadrà il prossimo 23 maggio) con una nuova campagna navale in Adriatico. La Regia Marina ialiana e l’Imperiale e regia marina austro-ungarica si daranno battaglia tra le coste italiane e quelle balcaniche.

Il faro di Ancona
Il faro di Ancona, bombardato dal gruppo A della marina austro-ungarica nella notte immediatamente successiva alla dichiarazione di guerra.

Il programma della prima serata prevede la formazione delle squadre con la scelta della fazione in cui giocare da parte dei partecipanti, la consegna del materiale (ordini, composizione delle squadre navali, schede delle navi e degli aerei, …), la predisposizione della situazione iniziale e le prime ore/giorni di campagna.

L’appuntamento è da Imperium, in via Priverno, alle 21.15 di mercoledì prossimo 15 aprile!

Il regolamento usato è Fleet Action Imminent. In particolare le regole per la campagna con un adattamento per essere usate senza necessità di arbitro(adattamento che sarà pubblicato presto su questo stesso sito).

 

L’affondamento dell’Andrea Doria e della Dante Alighieri

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Un’impresa costellata di errori

Tratto dalla campagna Adriatico 1915: la battaglia del Medio Adriatico

Questo articolo è riportato dal blog Adriatico 1915 (che a breve non sarà più attivo) ed è relativo alla campagna in Adriatico del 2014.

Questa è la storia, breve e tragica purtroppo, della squadra navale composta dalle navi da battaglia Andrea Doria e Dante Alighieri e della loro scorta (l’incrociatore Varese e i cacciatorpediniere Ardente e Indomito).
La squadra salpò il 23 maggio del 1915 dal porto di Ancona con l’obiettivo di bombardare i porti austriaci del Medio Adriatico (Sebenico e Spalato presumibilmente).

Situazione 23.05.15 01:00
La situazione nel medio Adriatico il 23 maggio alle ore 01:00. In blu le squadre della Regia Marina italiana (5: corazzate Dante Alighieri e Andrea Doria, 2: incrociatore Varese e cacciatorpediniere Ardente e Indomito). In rosso squadre austro-ungariche (3: incrociatori Kaiser Karl VI, Sankt Goeorg e Novara, 6: torpediniere).

Nel corso della notte le navi furono prima avvistate da una squadra di incrociatori austriaci e poi intercettate dalla I flottiglia torpediniere, salpata da Spalato più o meno alla stessa ora della squadra italiana. La scarsa visibilità fece sì che le piccole e veloci navi nemiche riuscissero ad avvicinarsi fino a meno di 2.000 metri prima di essere avvistate. La Dante Alighieri, colpita da un siluro austriaco, subisce gravi danni alle macchine che riducono la velocità massima a soli 14 nodi. Il fatale evento è raccontato qui: Alba letale.

Squadra italiana avvistata
La squadra italiana è prima avvistata e poi intercettata al centro dell’Adriatico. La posizione iniziale delle navi italiane è più a nord, la posizione un’ora dopo più a sud.

L’ammiraglio Corsi (Antonio), che comandava la squadra, decise didividere le sue navi, inviando l’incrociatore Varese con i caccia verso Sebenico e, tragico errore, proseguendo con le due corazzate, ormai prive di scorta e costrette a una velocità troppo bassa, verso la costa dalmata (probabilmente nella speranza di ingannare il nemico che sicuramente avrebbe cercato di intercettare la nave da battaglia danneggiata). Alle 07.00 della mattina del 24 maggio l’incrociatore Varese giunge davanti al porto di Sebenico. Il tentativo di bombardamento del porto è un disastro che porta all’affondamento del Varese e del cacciatorpediniere Ardito. La dolorosa avventura delle tre navi è raccontata qui: Il fiasco di Sebenico.

Situazione il 24.05.15 07:00
La situazione nel medio Adriatico alle ore 07:00 del 24.05.15. La squadra rossa identificata dal numero 2 è composta dalle corazzate Teghettof e Radetzky.

A questo punto le superstiti navi italiane non hanno altra scelta che cercare riparo in un porto amico. Il caccia Indomito, unico sopravvissuto del fiasco di Sebenico, si ricongiunge con le due navi da battaglia che, invertendo la rotta, si dirigono ora verso Ancona. Il nemico però è in caccia e due squadre navali austriache si dirigono verso Ancona per tagliare la strada verso la salvezza dell’Andrea Doria e della Dante Alighieri mentre la flottiglia di torpediniere è diretta verso un porto amico per rifornirsi.

Situazione 24.05.15 08:00
La situazione nel medio Adriatico alle ore 08:00 del 24 maggio. Gli incrociatori austro-ungarici Kaiser Karl VI, Sankt Georg e Novara (squadra rossa identificata dal numero 3) stazionano costantemente nelle acque prospicienti Ancona nel tentativo di intercettare le corazzate italiane.

Siamo ormai all’epilogo. Il mare prospiciente Ancona è battuto in lungo e in largo dagli austriaci (anche la squadra dell’incrociatore veloce Saida si è aggiunta alla caccia). La V squadriglia torpediniere italiane incrocia la Teghettof e la Radetzky ma nulla può fare perché disarmate (le torpediniere tornavano dalla posa di mine in acque nemiche). Le corazzate italiane sono troppo lente, ogni possibile via di fuga si sta rapidamente chiudendo!

Via di fuga impossibile!
Ogni via di fuga è impossibile! Le tre navi italiane non hanno più scampo. La squadra rossa identificata dal numero 5 è composta dall’incrociatore veloce Saida e dai cacciatorpediniere Csepel e Balaton. La squadra blu con il numero 6 è composta dalla V squadriglia torpediniere di ritorno da una missione di posa mine (e quindi senza siluri a bordo).

Alle 13.00 del 24 maggio la squadra italiana è intercettata dal nemico. La battaglia è impari, di fronte a due navi da battaglia, di cui una gravemente danneggiata, e un caccia gli austriaci possono schierare due navi da battaglia in piena efficienza, quattro incrociatori, due cacciatorpediniere e due torpediniere. Saranno proprio i siluri dei caccia e delle torpediniere a por fine all’agonia della Dante Alighieri e dell’Andrea Doria.

Il bombardamento di Ancona: battle report

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Il battle report del bombardamento di Ancona

Giocato da Imperium – 21.05.14

Questo articolo è riportato dal blog Adriatico 1915 (che a breve non sarà più attivo) ed è relativo alla campagna in Adriatico del 2014.

Mare forza 8, pioggia, fulmini. Un combattimento violento e mortale. Tutto questo e altro ancora l’altra sera presso Imperium a Latina dove la Lu(ri)doteca ha organizzato, in occasione del 99° anniversario dell’evento, la simulazione del bombardamento del porto sull’Adriatico da parte di una squadra austro-ungarica. Potete scaricare lo scenario e le schede per le navi, entrambi in formato PDF.

Regolamento utilizzato: Fleet Action ImminentOld Dominion Game Works.

Meteo

Mare forza 8: vento a 40 nodi da occidente. Visibilità 7.000 yds, presenza di piovaschi. Velocità massima: 15 nodi per incrociatori e corazzate, 10 nodi per cacciatorpediniere e torpediniere.

La battaglia

Le condizioni del mare, una volta arrivati in vista della costa , sono pessime. Il vento e le onde impediscono il decollo dei velivoli italiani destinati alla sorveglianza delle coste e, eventualmente, al bombardamento del naviglio nemico. Ma agli austriaci non va meglio: la squadriglia di torpediniere al seguito della squadra ben presto, con il peggiorare delle condizioni, sarà ingovernabile e le piccole imbarcazioni costrette ad andare alla deriva in balia dei marosi. La visibilità è ridotta a 7000yds e anche le navi più possenti non riescono a superare i 15 nodi. Le casematte sono chiuse ermeticamente, inutilizzabili, a causa delle alte onde.

Malgrado la lentezza imposta dalle avverse condizioni meteo le quattro corazzate dell’Imperiale e regia marina austro-ungarica riescono a portarsi a tiro del porto di Ancona e subito inizia un violento scambio di artiglieria tra le batterie da 12″ della Teghettof e della St. Istvan e quelle da 10″ del forte di monte Conero a cui si aggiunge, dopo una mezz’ora, la batteria su rotaia.

Lo scenario prevedeva di decidere casualmente se il treno armato fosse già pronto al tiro non appena avvistate le navi nemiche oppure avesse bisogno di 5 turni di gioco prima di essere operativo.

Il confronto è impari e i tre pezzi da 6″ del treno armato sono distrutti in breve tempo mentre la batteria sul Conero è colpita più volte perdendo una torretta. Al tiro delle due grandi navi si aggiungono la Sankt Georg e la Kaiser Karl VI che martellano le installazioni del porto. La nave Otranto è colpita più volte e affonda nella rada. Per la Kaiserliche und Königliche Kriegsmarine la giornata sembra garantire un ampio e innegabile successo.

Dopo mezz’ora di fuoco però si affacciano sulla scenauna squadra di soccorso composta, tra l’altro, dalle potenti Conte di Cavour e Caio Duilio. Approfittando della scarsa visibilità (il tempo è peggiorato nel corso della mattinata e ora la visibilità è solamente di 6.000yds) le due corazzate sorprendono la divisione austriaca Helgoland affondando con poche bordate sia l’incrociatore leggero che fungeva da capofila che i due caccia di scorta (le navi Tatra e Likra).

Ancona 1915: le manovre
Le manovre delle squadre italiana e austro-ungarica nel mare prospiciente il porto di Ancona.

Galvanizzati dall’insperato e immediato successo i marinai italiani rivolgono i cannoni contro la Radetzky e la Zriny, bersaglio anche della Regina Elena e della Vittorio Emanuele. I due vascelli austro-ungarici sono gravemente danneggiati tanto da perdere entrambi le batterie principali e da essere costretti ad abbandonare lo scontro, ormai indifesi.

Entrambi le parti dovevano obbligatoriamente far ripiegare le proprie corazzate se una di esse era affondata dal nemico, resa inutilizzabile o costretta a ritirarsi dallo scontro (regola dello scenario).

Lasciate la Regina Elena e la Vittorio Emanuele a inseguire le due navi nemiche danneggiate, la Cavour e la Duilio manovrano cercando di affiancare le due corazzate Teghettof e Szent Istvan che, con una complicata manovra, stanno cercando di interporsi tra i due vascelli danneggiati e le corazzate italiane. L’attenzione di comandanti e ammiragli si sposta allora sullo scontro che sta per iniziare tra le quattro potenti navi, vanto delle rispettive marine. Scontro che deciderà la battaglia.

Scontro che non ci sarà, un vero e proprio schermo di pioggia si interpone tra le due divisioni nemiche consentendo alla squadra austriaca di allontanarsi dalle coste italiane senza ulteriori danni. Il punteggio finale della battaglia, che ha visto una chiara vittoria della Regia Marina Italiana, è mostrato di seguito.

Punteggio finale
Il punteggio finale della battaglia davanti Ancona

Il fiasco di Sebenico

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L’affondamento dell’incrociatore Varese

Questo articolo è riportato dal blog Adriatico 1915 (che a breve non sarà più attivo) ed è relativo alla campagna in Adriatico del 2014.

Dal cacciatorpediniere Indomito in navigazione nell’Adriatico. 23 maggio 1915, ore 06.00. Cronaca di uno scontro della campagna Adriatico 1915: la battaglia del Medio Adriatico.

Il sole è sorto ormai da più di un’ora e le montagne della costa Dalmata si stagliano scure contro lo sfondo del cielo terso di una splendida mattina di maggio. La nave Varese guida la squadra, dietro di lei, accodati, i cacciatorpediniere Ardito e Indomito. Marinai e ufficiali sono irrequieti e irritabili, gli ordini di proseguire verso il porto nemico di Sebenico e di bombardarlo lasciando indietro le due corazzate Andrea Doria e Dante Alighieri hanno creato malumore e inquietudine.

Le tre navi si avvicinano alla costa, il porto di Sebenico appare una vera trappola situato com’è in fondo a uno stretto canale il cui ingresso è dominato dal forte veneziano che gli austriaci avranno sicuramente munito di batterie.
La squadra si fa più vicina all’ingresso del canale. I cannoni austriaci, invisibili, tacciono ancora. Un momento ancora e il Varese, primo della fila, sarà entro il canale. All’improvviso l’incrociatore si anima: il comandante decide di virare e di entrare nel canale passando a sud dell’isola di San Nicola ma l’ordine, troppo tardivo o male interpretato, getta nella confusione la nave. L’isola è vicina, troppo vicina. La virata porta l’incrociatore a evitare San Nicola ma poi il vascello, vittima della propria inerzia, va ad incagliarsi su un isolotto boscoso poco più a sud.

Tutta la squadra italiana è nel caos. L’Ardito, che seguiva da presso il Varese, vira con le macchine indietro a tutta forza per non speronare la capofila. Meglio va all’Indomito, che chiudeva la formazione, che riesce a passare nel varco tra le due isole ed entrare nel canale.

È un momento. Poi il silenzio è infranto, spezzato, sgretolato dalle detonazioni della batteria austriaca di San Nicola. I due cannoni da 380mm spazzano il ponte del Varese, frantumano le corazze delle torrette, demoliscono le strutture della nave che è impotente davanti a tale sfacelo. Contemporaneamente le batterie campali della rada aprono il fuoco contro l’Indomito che, temerariamente, ha proseguito la propria corsa.

Gli uomini dell’Ardito invertono la rotta con tutta la solerzia possibile nel tentativo di rimorchiare l’incrociatore fuori dalle secche. Non c’è tempo! La nave, percossa dalla batteria nemica e impossibilitata a muovere, si inclina su un fianco e affonda.

L'isolotto boscoso e il forte
L’isolotto boscoso e il relativo forte situati all’ingresso del canale che porta a Sebenico

Il forte e l’isolotto boscoso

È la volta ora del cacciatorpediniere Ardito, che con generosa misericordia aveva tentato di salvare la nave amica, ma che si trova sulla linea di tiro della micidiale batteria austriaca. Ci vuole tempo per invertire ancora la rotta e manovrare in modo da portarsi fuori tiro. I colpi nemici cadono tutt’intorno, c’è ancora speranza. Poi, improvvisa, una detonazione. La nave è ferita a morte. Una falla si apre a babordo e il cacciatorpediniere si inabissa a pochi metri dalla compagna.

Per la Regia Marina è un vero tracollo. Solo l’Indomito riesce a portarsi fuori tiro manovrando abilmente sottocosta in modo da evitare il tiro delle batterie nemiche. I 32 ufficiali e 585 marinai del Varese e dell’Ardito sono tratti in salvo e catturati dai soldati asburgici. Il tentativo di vendicare il bombardamento di Venezia è miseramente fallito.